RankBrain: Google svela il suo terzo segnale di ranking (ehm)

Cosa vuol dire per Google migliorare i propri risultati di ricerca (usando anche RankBrain?)
Cosa vuol dire per Google migliorare i propri risultati di ricerca (usando anche RankBrain?)
RankBrain – Il terzo segnale di ranking di Google. Ogni volta che qualcosa si muove a Mountain View, una nuova leggenda SEO sta nascendo. E ci sarà da fare molta più fatica per sradicarla. Posso già immaginare tutte le questioni relative al fatto che Google ha annunciato che usa intelligenza artificiale, e a questa storia del “terzo segnale di ranking”.

Tutto nasce da un articolo di Bloomberg che, se letto con calma e per intero, non lascia spazio a molti dubbi. La questione è semplice: il 15% delle ricerche fatte dagli utenti su Google (ovvero 450 milioni di ricerche al giorno) è “nuova”. Quindi, Google si affida a algoritmi di intelligenza artificiale.

Qualcuno può rimaner stupito dalla cosa?

No, perché non è affatto una novità (per averne una prova, è sufficiente visitare la sezione Artificial Intelligence and Machine Learning di Research at Google.

Bene, visto che siamo interessati ma non stupiti, passiamo oltre. Dopo Bloomberg, Danny Sullivan su Search Engine Land ha approfondito l’argomento RankBrain (il pezzo si trova già tradotto in italiano, su Seozoom, per esempio.

Nel pezzo su Search Engine Land, sotto forma di domande e risposte, si sciorina tutto quel che è noto di RankBrain.

– è un sistema di intelligenza artificiale che autoapprende per processare al meglio i risultati delle ricerce;
– è parte dell’algoritmo di Google (anche noto, attualmente, come Hummingbird);
– gestisce solo una parte delle ricerche

Ma allora perché si parla già di terzo segnale di ranking?

Cerchiamo di capire bene cosa dice Greg Corrado a Bloomberg e cosa si legge nell’articolo:

In the few months it has been deployed, RankBrain has become the third-most important signal contributing to the result of a search query, he said.
“I was surprised,” Corrado said. “I would describe this as having gone better than we would have expected.”

Traduciamo:

«Negli pochi mesi in cui è stato utilizzato, RankBrain è diventato il terzo più importante segnale che contribuisce al risultato di una query di ricerca, ha detto. «Sono rimasto sorpreso», ha dichiarato Corrado. «Lo descriverei così: siamo andati molto meglio di quanto ci saremmo aspettati»

Quindi, RankBrain funziona bene. Stando agli esempi forniti da Searc Engine Land, lavora su keyword di coda lunga o molto lunga (cioè, keyword complesse) e utilizza una metodologia di correlazione vettoriale fra parole chiave

Facciamola facile? RankBrain cerca di mettere insieme tutte le informazioni che ha a disposizione per offrire risultati soddisfacenti anche a ricerche complesse, e autoapprende dalla propria “esperienza” (funziona così, il cosiddetto machine learning, non c’è nulla di strano). Il che significa, andando al nocciolo della questione, una cosa sola. Che Google deve migliorare sempre di più i propri risultati di ricerca e si sta impengando a fondo per farlo. Cosa vuol dire migliorare i propri risultati di ricerca? Lo spiega il disegnino brutto, ma si traduce molto banalmente in dare al lettore quel che cerca.

C’è anche un esempio di ricerca processata da Google con questo sistema, sull’articolo di Bloomberg. È questo:

What’s the title of the consumer at the highest level of a food chain

Che più o meno suona così: «Come si chiama il consumatore al livello più alto di una catena alimentare?»
La traduzione letterale non offre la risposta diretta, una traduzione più “colloquiale” in italiano, invece, propone questo risultato qui (nota: non è affatto detto che il RankBrain sia già attivo in italiano, ma non è affatto da escludere – anzi – che sistemi di intelligenza artificiale di autoapprendimento siano già operativi anche sul .it di Google). Diciamo che la risposta è soddisfacente, giusto?

Google RankBrain

Domande che bisognerebbe farsi.
1) Ma chi raffina così tanto una ricerca?
2) Quante ricerche diverse come questa esistono?
3) Posizionarsi bene per una ricerca simile è “scalabile” su tutto lo scibile? (Wikipedia ti dice niente?)
4) E quale sarà, caspita, il modo per rispondere a una richiesta così raffinata in maniera sensata? La risposta è già dentro di noi.

Ma ne parleremo.

Domande che, invece, immagino circolare in questi giorni:

1) Ma se RankBrain è il terzo segnale di ranking, come posso utilizzarlo? Chiederanno i clienti a qualche SEO.
2) E se RankBrain è il terzo segnale di ranking di Google, quali sono il primo e il secondo?

Questa, forse, è la domanda più bella. Sullivan dice, semplicemente, che Google non ha voluto rispondere. Non ha mai voluto rispondere. E ci mancherebbe altro, no? È o non è una splendida mossa di marketing, rivelare il “terzo” segnale e lasciare tutti a scannarsi sul significato di questa “rivelazione”?

Ecco, le due domande fanno parte di quel che intendevo quando parlavo di leggende SEO. Ora ci sarà qualcuno che prometterà di saper cavalcare il RankBrain. Qualcuno che parlerà di tecniche black hat per ingannare il RankBrain. Qualcun altro che interpreterà male quel “terzo fattore”.

O qualche altra cosa che può rientrare allegramente in una guida alla fuffa.

Allora ho deciso di andare oltre. Molto oltre.

Prossimamente, dunque, su queste pagine, rivelerò senza tanti giri di parole primo e secondo segnale di ranking di Google [Questo, nello storytelling – che, come la SEO, è anche una buzzword, viva gli anglicismi – si chiama cliffhanger]

Autore: Alberto Puliafito

Alberto Puliafito è fondatore di iK Produzioni e direttore responsabile di Slow News. Ecco il suo profilo su Google+.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *