Fuffa: breve corso per riconoscerla. Capitolo 1: Le premesse

Fuffa
Fuffa – Ieri, durante la formazione a Primo Piano, ho dedicato una slide – scusate per l’anglicismo, ma davvero, ormai “diapositiva” o “tavola” suonano troppo male – alla fuffa, con qualche suggerimento per riconoscerla. È importante per chiunque lavori sul web e abbia bisogno di affidarsi a competenze di terzi.

Ho citato questo post del Tagliaerbe, suggerendone la lettura. Da quel post, fra l’altro, si arriva anche al mai troppo lodato Generatore di Stronzate per la Web Economy.

Poi ho pensato che non basta una slide ci vuole almeno un corso, un prontuario, per riconoscerla. E allora cominciamo così, su qeusto spazio. Ovviamente, si comincia dalle Premesse

Capitolo 1: Riconoscere la fuffa dalle premesse


Fuffa
, probabilmente, deriva da fuffigno. Su Garzanti è definita

(fam.) insieme di cose inutili, prive di valore: in cantina c’è soltanto fuffa | insieme di sciocchezze, di ragionamenti o discorsi oziosi

Il mondo del web è, per sua natura, pieno di fuffa. Perché ci sono molti clienti che non capiscono, molte persone che devono accreditarsi, molte chiacchiere per mascherare poca competenza. È un dato di fatto e ci sono solo due modi per resistere:

– studiare e aggiornarsi, tanto, dalle fonti dirette
– farsi gli anticorpi contro la fuffa

Non si deve rischiare di cadere nel preconcetto, ovviamente. Non è che tutti quelli che lavorano nel mondo digitale siano fuffaroli. Ma si può cominciare a farsi un’idea dalle premesse.

Accendi il campanello d’allarme del tuo individuatore di fuffa se chi ti sta davanti:

– ti fa la lezioncina come se tu non sapessi di cosa stia parlando, senza chiederti cosa sai (o magari senza nemmeno aver fatto lo sforzo di scoprirlo cercandoti su Google)
– si pone in una posizione di superiorità come se il suo lavoro fosse d’ispirazione divina
– ti fa credere che le sue capacità siano magiche
– fa promesse roboanti
– propone concetti triti e ritriti, diventati quasi falsi miti
– si nasconde dietro concetti fumosi
– dice cose a caso che però sono generali, non riguardano il tuo caso specifico
– usa anglicismi sparsi, senza motivo
– non risponde a domande dirette e precise in maniera diretta e precisa
– usa le parole “sempre”, “mai”
– ti asseconda
– usa i numeri e i dati in maniera disinvolta, mai precisa e verificabile
– afferma di sapere, conoscere, aver letto, visto, sentito, qualsiasi cosa tu citi
– dice tutto quel che ci si aspetterebbe che dicesse per non dispiacere nessuno
– quando provi a riassumere quel che ti ha detto non resta niente che non avresti trovato in autonomia con pochi click
– millanta grandi amicizie e conoscenze altolocate con chiunque
– ti fa credere che è di quelli bravi, e che tutto sommato tutti siano bravi
– inizia sempre le frasi con “io”. Ma non per raccontare la parzialità della sua esperienza: lo fa per autoaffermarsi

Questo è un breviario, che potrà essere aggiornato di volta in volta, utile per cominciare a preoccuparsi.

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