Monotasking prima di tutto

Monotasking significa fare una cosa per volta.
Qual è l’ultima volta che hai messo su la moka per fare il caffè e hai semplicemente aspettato che il caffè uscisse? Qual è l’ultima volta che hai ascoltato un album musicale senza fare nient’altro? Qual è l’ultima volta che hai lavorato senza passare continuamente da un compito all’altro? Qual è l’ultima volta che hai navigato su internet con una sola tab aperta?

Fra le tante parole chiave che abbiamo preso a prestito dal mondo della tecnologia, multitasking è una di quelle parole che ha segnato in maniera profondissima almeno gli ultimi vent’anni. L’idea che si possano fare più cose contemporaneamente è ben radicata nelle nostre abitudini di pensiero. A riprova di questo, sono usciti molti articoli anche di “costume” – che citano i soliti “studi” – sul tema, giocando su alcuni luoghi comuni. Per esempio, le donne sono più multitasking degli uomini. Ma è vero che possiamo fare più cose contemporaneamente?

Certo: possiamo camminare e parlare al telefono, per esempio. Possiamo persino guidare e parlare al telefono ma è provato che quando lo facciamo l’attenzione che dedichiamo alla guida viene in parte assorbita dall’attenzione che dedichiamo alla conversazione.

Sì: la nostra attenzione è una quantità finita. Possiamo migliorare l’attenzione che dedichiamo a una seconda attività se intanto ne facciamo una con la quale possiamo mettere il “pilota automatico”. Ma non possiamo prestare a due attività che svolgiamo singolarmente la stessa attenzione che prestiamo a un’attività che viene svolta singolarmente.

Il tema del passaggio dal multitasking al monotasking è un tema cruciale per la produttività personale e per quella aziendale.

Essere focalizzati su un obiettivo ben preciso, come persona o come team, fa lavorare meglio, fa stare meglio, fa vivere meglio.

Il monotasking ti aiuta a entrare in quel che, nel mondo dello sport, si chiama trance agonistica e in psicologia è lo stato di flusso (flow).

Questo non significa che tu non debba cedere alla divagazione, al fatto che la tua mente si mette a pensare ad altre cose, che riceve ed elabora altri stimoli. Significa, di contro, che è meglio se riesci farlo in maniera consapevole. Se no ti ritrovi a scrollare all’infinito il tuo feed su Twitter senza sapere bene cosa stavi cercando e perché. A passare da una tab all’altra. A riempire ogni momento buco con qualche attività. A non fare mai una pausa.

Che – ci piaccia o meno – serve.

Allo stesso modo, le aziende con cui mi capita di lavorare riescono a migliorare quel che fanno se hanno la possibilità di dedicare almeno un pezzetto delle ore di lavoro di una squadra di persone a quel determinato progetto. Meglio ancora se si riuscisse a focalizzare il lavoro del team su un progetto alla volta.

Questo significa anche eliminare le interruzioni, lavorare avendo il coraggio di staccare il telefono, di non controllare le mail continuamente, di disattivare le notifiche, di essere disconnessi quando serve.

Significanche, di contro, non pretendere che gli altri con cui ti devi interfacciare siano disponibili quando lo desideri tu se non avete prima concordato un momento di confronto insieme.

Alla fine, se vuoi, è un meno, meglio anche qui.

About Alberto Puliafito
Alberto Puliafito è fondatore di iK Produzioni e direttore responsabile di Slow News. Ecco il suo profilo su Google+.

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