Perché fare il libero professionista è così difficile?

Guida per freelance

Lavorare in autonomia è difficile. Richiede una quantità di competenze notevoli e, a fronte di una serie di – piccoli – vantaggi, presenta molte complicazioni. Che possono trasformarsi in grossi problemi se non si sa come affrontarli. Scrivo questa piccola guida per freelance (o liberi professionisti: l’anglicismo lo devo usare per forza perché è diventato d’uso comune) mentre ridisegno tutto il mio percorso lavorativo.
Sono freelance da quando ho la partita IVA e ho la partita iva da quasi vent’anni, ma nel tempo ho spesso lavorato per pochissimi committenti.

Da quando ho dovuto rivedere tutto ho capito che fare il libero professionista è difficile. Difficilissimo. E che in qualche modo dovevo ricominciare da capo.

È difficile perché bisogna, per prima cosa, avere un metodo. Ho scoperto a mie spese che questo metodo non te lo insegna quasi nessuno. Così come nessuno ti insegna una strategia. Tutti i bei pezzi motivazionali che trovi in giro non fanno altro che complicare le cose perché nella migliore delle ipotesi ti mettono quella carica adrenalinica che poi si esaurisce e nella peggiore ti deprimono. Hai presente quei pezzi con le foto con i bei filtri alla Instagram, in cui sembra che lavorare sia un gioco? Ecco, quelli. Io li odio e basta, anche se ne ho letti tanti prima di mettermi a scrivere.

Quindi, visto che è un tema perfettamente coerente con la mia attività di formatore e di facilitatore e visto che sto vivendo in prima persona questa esperienza.

Fai ordine sulla scrivania

La prima cosa che devi fare è fare ordine. Mentre inizio questa guida, sotto una spinta propulsiva derivante da un buon umore non adrenalinico e finalmente motivato, ho fatto un lavoro preliminare. Ho eliminato tutto il superfluo dal mio spazio lavorativo, che ora è quasi asettico e contiene solo le cose funzionali e quelle che mi fanno stare bene, anche nell’ambiente che circonda la scrivania – tipo il regalo per la festa del papà di mia figlia o la foto di mio nonno. In questo momento ho davanti a me due file di calcolo, un programma per fare le fatture (si chiama Fattura24(*). Funziona molto bene e ti consiglio di usarlo se hai bisogno di gestire in maniera ordinata tutta la parte che riguarda fatture attive e passive. Io lo sto usando per gestire le fatture di Slow News) e sto procedendo spedito a fare un lavoro che odio. Ci sono due motivi per cui sto procedendo spedito.

Il primo motivo è che ho, finalmente, la prospettiva di affidare questo lavoro a terzi.

Il secondo e più importante è proprio che ho fatto ordine. Fare ordine sulla scrivania, nel luogo in cui lavoro – figurati, io lavoro tantissimo da casa – è fondamentale perché l’ordine fisico equivale anche all’ordine mentale.
Il passo successivo dopo aver messo a posto la scrivania, infatti, è mettere a posto le attività che devi fare per forza, che sono sempre quelle anche se ti sembra che cambino in continuazione.

Questa storia del fare ordine, a me, disordinato cronico, è sempre sembrata una di quelle cose lì che ti dicono di fare perché in realtà non serve a niente. Mia moglie si è fissata con il metodo Marie Kondo (ci abbiamo pure fatto un video tutorial nel progettino che ho in piedi sul fai da te, riordinare i vestiti nei cassetti con il metodo Marie Kondo) e devo dire che preso senza eccessi e adattato alla nostra realtà funziona e le zone riordinate in maniera funzionale sono zone in cui comincio a vedere la luce. Cosa vuol dire fare ordine?

  • butta tutto quello che non ti serve e non usi, senza pietà. Sul serio. Butta. È liberatorio. «Ma magari questo fra un anno lo uso», «Questa rivista non la butto, prima o poi la leggerò». Quante volte l’hai pensato? Be’, non è mai vero. Butta.
  • sistema anche i cassetti: è inutile tenerci dentro le cose che non usi, è come nascondere la polvere sotto i tappeti
  • tieni sulla scrivania solo le cose che usi tutti i giorni
  • trova un posto per quelle che usi periodicamente
  • tieni sulla scrivania poche cose che ti fanno stare veramente bene e che creano un bello spazio per pensare, oltre che per lavorare

Dalla quantità di cose elencate qui sopra vedrai bene che c’è un’altra parte fondamentale nella quale devo fare ordine – e dovrai anche tu. Cioè: faccio un sacco di cose e devo organizzarle secondo un metodo.

Scegli bene cosa affidare a terzi a come scegliere altri professionisti

Non puoi fare tutto. Devi rinunciare al controllo su tutto e anche alla gestione dei micro-compiti. Per questo devi sapere come scegliere altri professionisti che possano aiutarti, come “formarli” spiegando loro quali sono le tue esigenze e come pagarli il giusto.
Scoprirai che pagare qualcuno per fare le cose che non sai fare significa risparmiare tempo (e quindi in qualche modo denaro). Se il tempo che hai risparmiato si può riutilizzare per il tuo lavoro in maniera più proficua, vuol dire che potrai avere un margine di guadagno. Ma il guadagno potrebbe anche essere avere del tempo libero.
A questo ci si arriva, però, solamente una volta che abbiamo fatto una seria pianificazione del nostro lavoro.
In generale, comunque, è vero che per fare il freelance devi saper fare un sacco di cose. Ma dovresti smettere di fare le cose che non sai fare e che non ti servono direttamente per il tuo lavoro. So benissimo che non è possibile farlo di colpo. Scegli e fai un piano, decidi quali parti della tua attività affiderai ad altri entro la fine dell’anno e a quali vuoi poterti dedicare in via quasi esclusiva (non sarà possibile al 100%: anche in questo caso varrà la legge di Pareto, il famigerato 80-20).

[Ci leggiamo progressivamente su questa pagina: questo pezzo è in aggiornamento e segue il mio “ridisegno” della mia vita lavorativa. Spero che ti piaccia. È pensato per funzionare in ottica SEO e in ottica social, e anche nella vita vera. Diventerà una delle pietre angolari del mio sito, cioè, dovrebbe essere uno di quelli che chiamo contenuti con i super poteri]

(*) Il link rimanda al programma di affiliazione di Fattura24. Se lo userai, io riceverò l’8,3% della tua spesa. A te, invece, non cambierà nulla. Usare i programmi di affiliazione è un modo per sostenere le proprie attività. Nel mio caso, per sostenere quel che scrivo su questo sito.

Autore: Alberto Puliafito

Alberto Puliafito è fondatore di iK Produzioni e direttore responsabile di Slow News. Ecco il suo profilo su Google+.

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