SEO con Bing, Microsoft Edge, ChatGPT: come cambia la ricerca con l’AI?

Ho provato a giocare un po’ con Bing e Microsoft Edge per testare la ricerca via chat potenziata dall’intelligenza artificiale (che è basata, a quanto si legge sui canali ufficiali Microsoft, sul modello linguistico di OpenAI GPT-4, che è lo stesso che viene utilizzato per ChatGPT-4). L’obiettivo dei miei esperimenti è quello di farmi un po’ di idee rispetto a cosa succederà nel mondo SEO una volta che anche Google inserirà questa funzionalità nel suo motore di ricerca.


Che cos’è GPT-4?

GPT-4 è un Large Language Model multimodale di OpenAi presentato al pubblico il 14 marzo 2023.

Che cosa significa multimodale?

Multimodale significa che GPT-4 può ricevere come input non soltanto comandi testuali ma anche foto o video o audio, anche se per il momento le funzionalità riservate ai sottoscrittori del piano a pagamento sono limitate al solo input testuale.

Per sperimentare gli input di formati diversi occorre avere un accesso developer: per ottenerlo bisogna iscriversi alla lista d’attesa.

Come ho lavorato sperimentando la ricerca sulla modalità assistita di Bing?

L’ho fatto lavorando su ambiti di ricerca (ok, ok, keyword) che mi interessano direttamente per clienti con cui sto lavorando o per me stesso e i miei progetti.

Come si entra nella modalità chat di Bing?

Per il momento, a marzo 2023, bisogna ancora iscriversi alla lista d’attesa, poi quando si è “ammessi” si deve scaricare il browser Edge e a quel punto si può testare la ricerca in modalità chat.

Bing usa GPT-4?

Stando a quanto confermano le fonti interne a Bing, sì, Bing utilizza GPT-4, il Large Language Model multimodale di OpenAi presentato al pubblico il 14 marzo 2023.

Come funziona la ricerca in modalità chat di Bing?

Fin dal principio, Bing ti ricorda che “ci possono essere errori” e ti raccomanda di “controllare i fatti“.

Un punto essenziale di queste macchine è che non puoi fidarti di loro ciecamente. D’altra parte: puoi fidarti ciecamente dei contenuti prodotti dalle persone per posizionarsi SEO? La risposta, ahimé, è no.

La ricerca per chat di Bing oggi permette di impostare il tono delle risposte.

Scegliamo il “più preciso” anche se creativi e bilanciato andranno sicuramente esplorati per capire come funzionano.

A questo punto, è il momento di iniziare a fare delle query. È una chat, quindi proviamo a cercare con linguaggio naturale. Funziona anche se si cerca come cerca la generazione di migranti digitali sui motori di ricerca: per keyword, per telegrammi.

Come vedi dallo screenshot, anche se chiedo in linguaggio naturale, per esempio «A chi posso rivolgermi per avere food packaging per il mio ristorante a Milano», Bing/Edge/Chat/AI traducono in keyword. Lo vedi dalla riga sotto:

«Ricerca in corso per: food packaging Milano».

Il sistema ci mette un po’ e poi risponde con una selezione di tre aziende, che sono:

  • il primo risultato organico (il sistema attualmente non propone l’advertising)
  • il primo risultato dalla mappa di Bing
  • il secondo risultato organico

Il sistema propone a volte risultati in ordine diverso a fronte della medesima richiesta.

Poi suggerisce domande da fare semplicemente cliccando. Per esempio, quali sono gli orari di apertura?

Il sistema traduce la domanda in una query diversa. In questo caso, per esempio, contiene anche il nome della prima azienda proposta (la cosa mi fa felice, essendo il mio cliente, ma ovviamente non è questo il punto).

Ho proseguito la conversazione scegliendo sempre una delle opzioni che mi ha proposto la chat.

La conversazione, al 15 marzo 2023, è limitata a 15 domande e altrettante risposte (inizialmente questa modalità di ricerca era stata rilasciata senza limiti, poi era stato imposto un vincolo a 6 domande-risposte, quindi portato a 8).

Ma le informazioni sono accurate?

La risposta è: dipende. Purtroppo queste macchine “devono” dare risposte. E devono darle esattamente come le deve dare un motore di ricerca, con in più l’interfaccia della chat che ti illude, in qualche modo, di parlare con qualcuno.

Provando le risposte “creative” o “bilanciate” della chat, a marzo 2023 si trovano ancora le cosiddette allucinazioni. Per esempio, qui ho chiesto alla macchina di dirmi “Cosa sa fare Alberto Puliafito”.

La macchina ha risposto abbastanza corretamente, poi mi ha suggerito come query “Quali sono i suoi progetti attuali”, e qui ecco l’allucinazione.

La macchina sa (perché lo sa il motore di ricerca) che faccio Slow News, Supercerchio e IK Produzioni, ma poi sostiene che io scriva per Il Fatto Quotidiano (cosa che ho fatto, ma fino al 2010: sono passati tredici anni) e che mi occupo, per quella testata, di digitale, innovazione e cultura (falso: mi occupavo di tutt’altro), perché mette insieme arbitrariamente dati su di me.

Come cambia la SEO?

Ecco, questo è il punto cruciale: cambia la SEO? Sicuramente ci sarà una lotta serrata per finire nei suggerimenti delle chat (che significa, in altre parole, lotta serrata per essere nelle prime posizioni dell’organico, come al solito. Almeno per ora).

Ma quel che non cambierà sono le fondamenta della SEO come disciplina relazionale.

Siccome, come abbiamo visto, le risposte non sono necessariamente accurate, diventerà sempre più importante occuparsi di creare contenuti di valore, pochi e regolarmente manutenuti. E bisognerà far pace con il fatto che gli errori ci saranno e, soprattutto agli inizi, saranno anche tanti.

Chi, in tutti questi anni di digitale, ha usato la SEO come macchina fabbrica-clic è già ora responsabile di un inquinamento difficile da risolvere.

Le “allucinazioni” che produce la macchina sono e devono essere uno stimolo anche per dedicare del budget (di tempo ed economico) alla manutenzione dei contenuti.

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