Membership = appartenenza

Una delle parole chiave per i modelli di business del giornalismo del futuro (e del presente, perché no) l’aveva pronunciata chiaramente Jeff Jarvis nel suo incontro all’International Journalism Festival 2015 a Perugia e trova nel 2017 nuova linfa in un’interessante iniziativa da seguire, che riguarda il Messaggero Veneto.

La parola chiave è: membership.

Quando ho sentito l’intervento di Jervis nel 2017 ho pensato: tutto giusto, tutto bene, ho pensato. Poi, peròm mi sono detto: come si fa a evitare che in Italia qualcuno legga, ascolti, dica membership e pensi, intanto, a una raccolta-punti-con-premi-tipo-le-tazze-del-Mulino-Bianco? O che si confonda il concetto con il semplice abbonamento?

E mentre me lo dicevo, ho pensato: eccolo qui. È uno dei drammi dell’uso delle buzzword nel nostro paese e nel nostro mestiere. Un po’ come millennials, di cui scrivevo ieri.

Si prendono dall’inglese, si filtrano secondo le proprie convinzioni e invece di declinarle in maniera virtuosa a seconda degli utenti a cui ci si rivolge (i propri), le si applica, come direbbe il buon Corrado Guzzanti, “a cazz’orizzontale”. Una conseguenza, a mio avviso, non solo della mancanza di volontà e di curiosità verso nuovi modelli, ma anche dovuta all’uso indiscriminato dell’inglese quando si potrebbe utilizzare l’italiano

Ecco, per evitare che anche membership diventi un contenitore senza contenuto bisogna spiegarla. In maniera semplice, chiara e inequivocabile, per chi non c’era e per chi non si vedrà l’intervento di Jarvisa. A uso e connsumo di tutti coloro che vorranno pensarci seriamente, alla membership economy.

Membership si traduce con appartenenza. Vedi come cambia? Utilizzare l’appartenenza come modello di business significa fare in modo che i lettori (o utenti) si sentano parte di un universo di valori condivisi. Significa rivolgersi alle comunità (non c’è bisogno di crearle, le comunità esistono già), riunirle facendo le cose bene (magari facendone una, ma “meglio degli altri”, come suggerisce Jarvis), offrire loro un servizio, ripensare l’editoria e il giornalismo come servizio al lettore.

Conoscere il lettore, capirlo, ascoltarlo, offrirgli un’esperienza-utente piacevole, invogliarlo a tornare, coccolarlo. Al punto che si sentirà parte di qualcosa e vorrà sostenere quel qualcosa, non solo per comprare un contenuto ma perché ha instaurato un rapporto di fiducia con ciò che sostiene. Un rapporto di fiducia che poi non andrà mai tradito.

[Esempi diversi di membership nell’editoria grande e piccola: Guardian, Monocle, Radio Popolare, News Town. Dal 2017 c’è anche la membership del Messaggero Veneto]
Jeff Jarvis che fotografa il pubblico dell'IJF15 al suo incontro
Jeff Jarvis che fotografa il pubblico dell’IJF15 al suo incontro

Autore: Alberto Puliafito

Alberto Puliafito è fondatore di iK Produzioni e direttore responsabile di Slow News. Ecco il suo profilo su Google+.

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