Fake news, post verità e verifica delle fonti


Fake news: che cosa sono?

«Le fake news sono notizie false, diffuse con lo scopo di ottenere un profitto»

Da quando nelle elezioni presidenziali americane ha vinto Trump, fake news è diventato un termine “di moda”, usato, riusato e abusato. Da quando il termine è diventato di moda, mi sono messo a lavorare per sgonfiare l’attenzione smodata per il termine e per comprendere meccanismi, storia e dinamiche di un qualcosa che, tutto sommato, è sempre esistito. Questo non significa minimizzare ma dare conto della complessità. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Che cosa  sono le fake news?

Il termine inglese fake news si traduce, letteralmente, con notizie false. Questa traduzione dovrebbe già suggerirci il fatto che le fake news, declinate in vari modi, tutto sommato, sono sempre esistite. Erano bufaleleggende metropolitane, erano propagandafattoidi o documenti falsi spacciati per veri.

Se vogliamo dare una definizione inclusiva, potremmo dire:

«Le fake news sono notizie false, diffuse con lo scopo di ottenere un profitto (fosse anche solo in termini di soddisfazione personale).

Le fake news sono un fenomeno contemporaneo?

No. Nell’immagine qui sopra, per esempio, puoi leggere il The Salina Journalism che parla di una fake news a proposito di Microsoft che si era comprata la Chiesa cattolica. Sul sito hoaxes.com puoi trovare la ricostruzione di questa notizia, falsamente attribuita all’Associated Press e diffusa via email.

Ma non è colpa di internet, per carità. La donazione di Costantino, per esempio, è un esempio di documento falso (oggi la chiameremmo fake news senz’altro). E ci vollero 5 secoli per dimostrarne la falsità. Se oggi abbiamo a che fare con una notizia falsa ci mettiamo meno di 5 secoli per verificarla.

C’è una specificità di fake news per il web?

Se proprio vogliamo fare delle distinzioni e addentrarci in una classificazione tassonomica, potremmo dire che quando parliamo di fake news sul web oggi ci riferiamo a realtà che hanno le seguenti caratteristiche:
– sono siti che appaiono come siti di informazione
– non sono testate registrate
– pubblicano notizie false, inventate o gonfiate artificialmente per far leva sull’emotività dei lettori
– l’obiettivo è ottenere un profitto facendo atterrare orde di lettori attratte da un titolo “accattivante” (magari ricondiviso su Facebook) su pagine zeppe di annunci pubblicitari

Ma la diffusione delle fake news è colpa di Facebook?

No. Facebook è un volano di traffico. Agevola. Favorisce la velocità e la quantità di produzione dei contenuti. Ma un mezzo non è “colpevole”. Inoltre, dal mio punto di vista, è molto peggio quando una fake news approda su un giornale vero, perché la mancanza di accuratezza nella verifica di ciò che si pubblica crea un ecosistema perfetto per i veri siti di fake news.

È vero che Google e Facebook fanno la guerra alle fake news?

Sì e no. Facebook ha fatto alcune modifiche al suo algoritmo per sfavorire la diffusione organica di fake news. Ma si possono ancora sponsorizzare notizie false, ovviamente. Google (come Facebook) ha deciso di non pubblicare più i propri annunci sui siti di fake news. Ma questo non ci mette certo al riparo da eventuali notizie false pubblicate, per esempio, su veri giornali.

Non chiamiamole mai più Fake News

Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia ho tenuto un workshop che mi ha divertito molto. Il titolo è: «Non chiamiamole mai più f*** news».

Per chi ha poco tempo o preferisce leggere, questo è il senso del workshop.

– il fenomeno è sempre esistito con nomi diversi e ha una serie di declinazioni diverse (catilinarie, pasquinate, la donazione di Costantino, propaganda, leggende metropolitane, hoax, bufale, pubblicità mascherata da notizia, disinformazione, persino controinformazione – a meno di non voler pensare che l’informazione sia falsa e la controinformazione vera)
– lo specifico del fenomeno è la creazione di una notizia falsa per ottenere un profitto (economico, politico, di visibilità)
– è diventato un cliché sia il fenomeno sia dire che è sempre esistito
– tutti possono accusare tutti di essere/dire/fare/produrre fake news (esattamente come per “macchina del fango” o concetti analoghi)
– la ricerca di nuove leggi è pericolosissima. Tutti potremmo essere i fabbricanti di fake news di qualcun altro. Nel 1675 Re Carlo II d’Inghilterra volle chiuse le coffee house perché in quei posti le persone si incontravano a scambiarsi fake report
– esistono già possibilità di falsificazione di video raffinatissime
– allo stesso modo, esistono possibilità di verifica dei fake offerte dal digitale
– a volte non è necessario nemmeno produrre fake news per ottenere un profitto, è sufficiente lavorare “bene” con una linea editoriale precisa (es.: polarizzare la conversazione, marcare la differenza fra noi e loro, esaltare noi, distruggere loro sfottendoli, screditandoli e via dicendo, cavalcare i fatti di cronaca che lo consentono)
– per farlo ho scelto l’universo polarizzato di Star Wars, ho creato un piano editoriale per screditare Luke Skywalker e convincere gli indecisi a passare al lato oscuro della forza nell’universo polarizzato di Star Wars
– ho usato il business manager di Facebook (sì, nel mio Star Wars c’è Facebook) per segmentare e profilare il pubblico e inviare a quel pubblico messaggi ad hoc (è il famigerato microtargeting)
– ho riportato la cosa in questa galassia, con esempi concreti (un giornale ai tempi del fascio, quando uscire dalla propria bolla significava rischiare la vita; la campagna USA del 1956, quella di Reagan, Timisoara 1989, Iraq 1981 ecc)
L’antidoto che propongo rispetto alla cosiddetta lotta alle fake news è la produzione di contenuti-anticorpo che rendano le persone consapevoli rispetto:
– ai meccanismi che si instaurano in termini di news management
– ai criteri di notiziabilità (la dichiarazione di una persona è di per sé una notizia o è un suo comunicato stampa?)
– alla manipolazione delle notizie rispetto alla propria bolla di riferimento e alle proprie inclinazioni
– alla gerarchia delle notizie vista come selezione algoritmica
– agli algoritmi
– alle modalità di reperimento di notizie/fonti che vanno al di fuori della propria bolla
– alla differenza fra verità e informazione
– alla cultura della verifica delle fonti non solo nelle redazioni ma anche nella cosiddetta società civile (e magari nelle scuole, dove il digitale andrebbe raccontato per la straordinaria opportunità che rappresenta e non solo attraverso i suoi pericoli)

Fake News vs. Authentic News

Il problema della parola fake è che uno dei suoi contrari possibili è true.
Il problema con la parola true è che è una parola pretenziosa, che non ha molto a che vedere con i fatti. La verità che si deve rispettare nel lavoro giornalistico viene accompagnata, nella legge istitutiva della professione in Italia, dall’aggettivo sostanziale. Non è un caso. Perché il legislatore sapeva – e tutti noi dovremmo sapere bene – che il mio racconto giornalistico sarà diverso da quello dei colleghi. Che ciascuno di noi è biased, che ciascuno di noi si sbaglia in maniera approssimativamente corretta se rinuncia a fingere di essere portatore del verbo.

È sufficiente confrontare le notizie raccontate da diverse testate per trovare differenze nel racconto. Mentono tutti? O sono, più verosimilmente, condizionati dalla propria visione e dalla linea editoriale del proprio giornale.

È per questo che propongo, come distinzione e per contrapporla al concetto di Fake News il concetto di Authentic News, notizie autentiche. Dove autentico è un aggettivo che si focalizza non sul contenuto della notizia stessa ma sull’autenticità, sulla genuinità del processo di produzione.

Fake news: la mia intervista a Rai Parlamento

Fake News: Alberto Puliafito intervistato a Rai Parlamento

Nella puntata di Punto Europa, su Rai2 (Rai Parlamento) ho avuto la possibilità di parlare di fake news e di dare conto della mia posizione sul tema.

Il corso sulle fake news per l’ordine dei giornalisti



Sempre a proposito di fake news, qualche tempo fa, ho scritto un pezzo dal titolo Fake news: una battaglia pericolosa. Il mio problema con le fake news non riguarda tanto la loro specificità web. Mi preoccupa molto di più il fatto che a volte le fake news approdano su veri giornali (e che è sempre successo).

Sulla post-verità, tutto si potrebbe archiviare con una battuta: se siamo nell’era della post-verità, ci siamo persi l’era della verità.

Da tempo mi occupo dell’argomento della verifica delle fonti. Con Slow News, abbiamo contribuito, grazie al lavoro di Andrea Coccia, alla traduzione in italiano del Verification Handbook, un manuale per la verifica degli user generated content.

Siamo convinti che il principale antidoto contro le fake news sia in verità qualcosa di più complesso: rallentare, definire un metodo e recuperare le basi del buon giornalismo.

Da questo punto di partenza e da questo lungo percorso, grazie all’interessamento di Max Lanzi del Centro di Documentazione Giornalistica e grazie all’Ordine dei giornalisti, è nato il corso Strumenti di verifica delle notizie e contrasto alle fake news.

È un webinar gratuito che trovi nella piattaforma per la formazione professionale continua per giornalisti (http://fpc.formazionegiornalisti.it/).

Vale 10 crediti.

È diviso in quattro capitoli:
Verifica delle fonti – Lo scenario
Verifica delle fonti – Il metodo
Verifica delle fonti – Pratica e strumenti
Il fact checking per il giornalismo investigativo

Nella breve presentazione del corso, che non ho scritto personalmente e di cui dunque sono molto contento si legge:

«Si è cercato di costruire un’esperienza formativa che fosse pienamente inserita nel dibattito sul futuro e il ruolo del giornalismo e al tempo stesso in grado di offrire “una cassetta degli attrezzi” utile per lavorare fuori e dentro le redazioni. L’invito, dunque, è di fruirlo nella sua interezza, prendendo appunti non solo finalizzati al superamento del test, ma come base di arricchimento deontologico e indispensabile aggiornamento professionale».

È esattamente quel che ho cercato di fare. Spero di esserci riuscito. Le riprese del corso e il montaggio sono a cura di Fulvio Nebbia, iK Produzioni.

About Alberto Puliafito
Alberto Puliafito è fondatore di iK Produzioni e direttore responsabile di Slow News. Ecco il suo profilo su Google+.

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