Fake news, post verità e verifica delle fonti

Fake news: che cosa sono?Da quando nelle elezioni presidenziali americane ha vinto Trump, fake news è diventato un termine “di moda”, usato, riusato e abusato. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Che cosa  sono le fake news?

Il termine inglese fake news si traduce, letteralmente, con notizie false. Questa traduzione dovrebbe già suggerirci il fatto che le fake news, declinate in vari modi, tutto sommato, sono sempre esistite. Erano bufaleleggende metropolitane, erano propagandadocumenti falsi spacciati per veri.
Se vogliamo dare una definizione inclusiva, potremmo dire che le fake news sono notizie false, diffuse con lo scopo di ottenere un profitto (fosse anche solo in termini di soddisfazione personale).

C’è una specificità di fake news per il web?

Se proprio vogliamo fare delle distinzioni e addentrarci in una classificazione tassonomica, potremmo dire che quando parliamo di fake news sul web oggi ci riferiamo a realtà che hanno le seguenti caratteristiche:
– sono siti che appaiono come siti di informazione
– non sono testate registrate
– pubblicano notizie false, inventate o gonfiate artificialmente per far leva sull’emotività dei lettori
– l’obiettivo è ottenere un profitto facendo atterrare orde di lettori attratte da un titolo “accattivante” (magari ricondiviso su Facebook) su pagine zeppe di annunci pubblicitari

Ma la diffusione delle fake news è colpa di Facebook?

No. Facebook è un volano di traffico. Agevola. Favorisce la velocità e la quantità di produzione dei contenuti. Ma un mezzo non è “colpevole”. Inoltre, dal mio punto di vista, è molto peggio quando una fake news approda su un giornale vero, perché la mancanza di accuratezza nella verifica di ciò che si pubblica crea un ecosistema perfetto per i veri siti di fake news.

È vero che Google e Facebook fanno la guerra alle fake news?

Sì e no. Facebook ha fatto alcune modifiche al suo algoritmo per sfavorire la diffusione organica di fake news. Ma si possono ancora sponsorizzare notizie false. Google (come Facebook) ha deciso di non pubblicare più i propri annunci sui siti di fake news.

Il corso sulle fake news per l’ordine dei giornalisti



Sul tema delle fake news, qualche tempo fa, ho scritto un pezzo dal titolo Fake news: una battaglia pericolosa. Il mio problema con le fake news non riguarda tanto la loro specificità web, quanto il fatto che a volte le fake news approdano su veri giornali (e che è sempre successo).

Sulla post-verità, tutto si potrebbe archiviare con una battuta: se siamo nell’era della post-verità, ci siamo persi l’era della verità.

Da tempo mi occupo dell’argomento della verifica delle fonti. Con Slow News, abbiamo contribuito, grazie al lavoro di Andrea Coccia, alla traduzione in italiano del Verification Handbook, un manuale per la verifica degli user generated content.

Siamo convinti che il principale antidoto contro le fake news sia in verità qualcosa di più complesso: rallentare, definire un metodo e recuperare le basi del buon giornalismo.

Da questo punto di partenza e da questo lungo percorso, grazie all’interessamento di Max Lanzi del Centro di Documentazione Giornalistica e grazie all’Ordine dei giornalisti, è nato il corso Strumenti di verifica delle notizie e contrasto alle fake news.

È un webinar gratuito che trovi nella piattaforma per la formazione professionale continua per giornalisti (http://fpc.formazionegiornalisti.it/).

Vale 10 crediti.

È diviso in quattro capitoli:
Verifica delle fonti – Lo scenario
Verifica delle fonti – Il metodo
Verifica delle fonti – Pratica e strumenti
Il fact checking per il giornalismo investigativo

Nella breve presentazione del corso, che non ho scritto personalmente e di cui dunque sono molto contento si legge:

«Si è cercato di costruire un’esperienza formativa che fosse pienamente inserita nel dibattito sul futuro e il ruolo del giornalismo e al tempo stesso in grado di offrire “una cassetta degli attrezzi” utile per lavorare fuori e dentro le redazioni. L’invito, dunque, è di fruirlo nella sua interezza, prendendo appunti non solo finalizzati al superamento del test, ma come base di arricchimento deontologico e indispensabile aggiornamento professionale».

È esattamente quel che ho cercato di fare. Spero di esserci riuscito. Le riprese del corso e il montaggio sono a cura di Fulvio Nebbia, iK Produzioni.

Autore: Alberto Puliafito

Alberto Puliafito è fondatore di iK Produzioni e direttore responsabile di Slow News. Ecco il suo profilo su Google+.

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