AI e preoccupazioni

Se vuoi partecipa anche tu al sondaggio (e al gioco).

☁️ Le risposte in queste due nuvole di parole non vengono da un campione rappresentativo ma da un pubblico molto particolare, attento e informato: le famiglie delle giovani lettrici e dei giovani lettori di Internazionale Kids.

❓Le due domande servivano a introdurre un lavoro di “formazione” di un’oretta (che poi è diventata quasi un’ora e mezza) per adulti sulle AI generative. Le due nuvole, messe una accanto all’altra, ci aiutano a fare un confronto importante.

🤔 Nella prima, quella sulle preoccupazioni “in generale”, emergono soprattutto paure cognitive e politiche: delega del pensiero critico, controllo, fake news, manipolazione, disinformazione, privacy, posti di lavoro, impatto ambientale. È lo sguardo di chi pensa al funzionamento del mondo e al proprio rapporto con questi strumenti e di chi continua ad avere preoccupazioni su etichette obsolete come “fake news” ma che hanno funzionato plasmando idee nell’opinione pubblica. Evidentemente anche in quella delle persone molto informate.

🤔🤔 Nella seconda, quando lo sguardo si sposta sui più giovani, il registro cambia di colpo. Dipendenza, solitudine, isolamento, “gli danno sempre ragione”, perdita di empatia, dipendenza emotiva, disumanizzazione, distanza dalla realtà, “psicologo ai”. Le parole diventano quasi tutte emotive e relazionali. È una postura protettiva, paternalista: “io le uso e ci ragiono, loro rischiano di perdersi”.

Su questa asimmetria vale la pena fermarsi un attimo (senza giudizio morale).

È una postura comprensibile, ma è anche un po’ autoassolutoria. Le preoccupazioni che gli adulti hanno “per gli altri” dovrebbero valere anche per loro: anche gli adulti sono soli, diventano dipendenti dalle cose, chiedono conferme, vorrebbero avere sempre ragione, perdono pezzi di pensiero critico (e mica solo con le AI). Spostare tutto sui più giovani serve in qualche modo a non guardarsi allo specchio. E la solitudine non è generata da un’interazione con una macchina. Se mai quell’interazione potrebbe, forse, essere una cartina di tornasole di un bisogno. Chissà.

Comunque, la “protezione” che funziona secondo me non è tenere le persone (giovani o meno giovani) lontane dagli strumenti, ma metterle in condizione di usarle con consapevolezza, sapendo che nel frattempo le usano già.

Farsi gli anticorpi contro i problemi possibili è meglio di essere terrorizzati dai problemi e chiuderli fuori.

⚒️ Non si impara a nuotare leggendo un manuale e allo stesso tempo non si può fare formazione se non si osservano gli usi reali degli strumenti.

Discorso diverso e più complicato per le preoccupazioni sistemiche (impatto ambientale, concentrazione di potere, deregulation, tenuta democratica): quelle non si risolvono con la sola pratica individuale. Richiedono regole e scelte collettive, dibattute pubblicamente; giornalismo che fa il suo lavoro e politiche industriali; ricerca pubblica e multidisciplinarità. E richiedono che non abbiamo doppi standard. Tipo, che ci ricordiamo che tirare una volta lo sciacquone del wc consuma molta più acqua di 100 prompt a un’AI

Una risposta

  1. Avatar MAURIZIA FRANZINI
    MAURIZIA FRANZINI

    Ottimo lavoro! Continuiamo su questa strada per capire e capirci!

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