Verifica, fact checking, Verification Handbook

Verification Handbook per la verifica delle fonti

Il 16 ottobre 2016 Anna Masera ha scritto che serve più fact checking nelle redazioni.

Riccardo Luna, il 28 ottobre 2016, ha raccontato su Medium un errore nel quale sono incappati i giornalisti di AGI.

Poco meno di un anno fa, il 15 novembre 2015, durante la lunga diretta degli attentati di Parigi, incappavo personalmente in un errore e scrivevo poi un pezzo, sempre su Blogo, scusandomi con i lettori e spiegando l’accaduto.

È stato allora che ho iniziato ad interessarmi seriamente alla verifica delle fonti digitali e al Verification Handbook, che poi il collega Andrea Coccia di Slow News ha tradotto in italiano e che ho fatto adottare alla redazione di Blogo.

Il 2 luglio 2016 ho proposto a tutte le realtà giornalistiche italiane di fare lo stesso, con scarsi risultati.

Ora, visto che Masera e Luna hanno scritto quello che hanno scritto, torno alla carica. Perché non lo adottiamo tutti?

Con Coccia parliamo del Verification Handbook – e della necessità di rallentare – a Glocal a Varese, il 19 novembre

DCM – Dal giornalismo al digital content management

DCM - Dal giornalismo al digital content management

Dcm – Dal giornalismo al digital content management è il mio terzo libro. È fresco di stampa e si può acquistare sul sito del Centro di Documentazione giornalistica.

Di cosa parla questo libro? Di giornalismo e digitale (che è reale)

Il giornalismo non è morto e non morirà, almeno finché ci saranno notizie e storie da raccontare, e finché ci sarà un pubblico che le vorrà leggere, vedere, ascoltare. Certo, a volte sembra proprio che il giornalismo cerchi in ogni modo di suicidarsi online.

Ecco perché siamo tutti alla ricerca di nuovi modelli (di business e non solo) per aggirare la crisi.

In questo senso il digitale offre enormi opportunità che vanno analizzate, studiate, capite e messe in pratica. E bisogna farlo seguendo due stelle polari:
l’attenzione per il lettore e quella per i contenuti. In quest’ottica, seo, social, membership, paywall, newsletter, instant messaging, metriche, non sono più semplicemente parole di moda, ma diventano strumenti organici che vanno a comporre nuove e fondamentali competenze che non possono mancare al giornalista di oggi e di domani: il digital content management. Questo testo è una guida contemporanea, teorica e pratica, pensata per il giornalista o per gruppi di giornalisti che vogliano acquisire nuove competenze, sia per metterle al servizio di grandi testate e gruppi editoriali, sia per intraprendere proprie strade alternativa indipendenti, con uno sguardo all’autoimprenditorialità.

DCM – Il corso

Digital Content Management

Prima dell’uscita del libro, tre corsi che parlano di Digital content management. Uno a Roma, il 13 maggio. L’altro a Milano il 20 maggio. Si replica, poi, a Genova, il 28 di ottobre 2016.

Cerchiamo di rispondere a una serie di domande, a partire dallo scenario sui contenuti digitali, per poi vedere:
– come concretizzare un’idea
– come realizzare un progetto editoriale sul web
– come gestirlo
– come promuoverlo
– come finanziarlo (la dolente nota)
– come misurarlo
– come migliorarlo

DCM – Dal giornalismo al digital content management

DCM giornalismo digital content management

Digital content management e giornalismo saranno gli argomenti al centro del libro che sto scrivendo per il Centro di documentazione giornalistica.

C’è anche un gruppo su Facebook dedicato a chiunque voglia partecipare alla conversazione.

Il libro parlerà di temi che tratto abitualmente qui, che riguardano anche Wolf., che mettono insieme undici anni di esperienza in Blogo (la testata giornalistica digitale che dirigo dal 2012 e per la quale ho fondato TvBlog nel 2005), quella con iK Produzioni nell’audiovisivo e un altro po’ di cose di cui mi sono occupato.

L’obiettivo, come al solito, è quello di offrire tanta concretezza parlando di contenuti digitali, provare a fare in modo che digital content management non sia solamente una buzzword in inglese ma che sia piena di significati, di strumenti per addetti ai lavori, per chi vorrebbe diventarlo, per chi si incuriosisce al futuro dei contenuti online – dovrebbe riguardarci tutti, a cominciare dalla necessità di comprendere come si muovono due colossi come Google e Facebook, che sono diventati parte integrante delle vite di molti di noi.

Digital content management, cos’è

Individuare una definizione di digital content management (o, se preferisci l’italiano, di gestione dei contenuti digitali) è uno degli scopi di questa parte del mio lavoro.

Saper gestire i contenuti digitali richiede una serie di competenze anche tecniche e la capacità di interfacciarsi con figure professionali che non si occupano semplicemente di creazione del testo: è una possibile evoluzione del lavoro giornalistico in una modalità interdisciplinare che potrebbe tradursi in una collaborazione virtuosa e sfociare nella realizzazione di progett personali o collettivi che escano dalla logica delle “grandi compagnie” e che possano individuare nuove strade, anche di nicchia, per rendere sostenibile la professione di chi lavora con i contenuti, salvaguardandone la professionalità e i doveri deontologici.

Saper gestire i contenuti digitali vuol dire saper avere a che fare con i social e con i motori di ricerca, con i software e – ultimi ma più importanti – con gli utenti che fruiscono dei contenuti. Significa aver dimestichezza con l’algoritmo di Google e quello di Facebook, capire la Seo, capire i modelli di business e via dicendo.

Bisogna studiare, quotidianamente, e aggiornarsi.

Scriverne vuol dire condividere conoscenza e imparare.

Andrò così a raggiungere tre testi che hanno scritto tre colleghi, molto validi, e che saranno senz’altro all’interno della bibliografia del mio lavoro:
Giornalismo online di Davide Mazzocco
Tiratura illimitata di Andrea Signorelli
I Giornali del Futuro, il Futuro dei Giornali