Siamo pronti per la coopetizione?

Un’immagine tratta dal gioco “L’evoluzione della fiducia” di Nicky Case, tradotto in italiano da

Secondo te, in un mondo popolato da cialtroni che barano e da persone che invece non barano mai, chi vincerebbe, sul lungo periodo?

La risposta, credimi, non è quella che vorresti sentire. Fortunatamente la realtà è un po’ più complessa di così. C’è un gioco bellissimo, disegnato e programmato da Nicky Case e tradotto in italiano da Irene Saltini che si chiama L’evoluzione della fiducia . È bello, illuminante e ti porta via solamente 30 minuti di vita (se pensi a quanti ne sprechi di solito e ti fidi di me, prova a giocarci. Ne vale la pena!). L’introduzione del gioco comincia così:

«Durante la Grande Guerra, scoppiò la pace.
Era il Natale del 1914 sul fronte occidentale.
Nonostante i superiori avessero espressamente vietato di
fraternizzare col nemico, soldati inglesi e tedeschi lasciarono le trincee, attraversarono la terra di nessuno, e si riunirono per seppellire i morti, scambiarsi doni e giocare insieme».

Uno dei temi che mi interessa di più in questo periodo è la coopetizione. Ovvero, la capacità di competere cooperando.

Fortunatamente possiamo parlarne in uno scenario un po’ meno cruento della Prima Guerra mondiale, se ne parliamo, ad esempio, sul lavoro.

Ti faccio un esempio personale.

Un paio di settimane fa un cliente mi ha comunicato che, nonostante il piacere che avrebbe avuto nel lavorare con me, avrebbe affidato il lavoro a un’agenzia. Mi è dispiaciuto, certo.

Non è stato un colpo duro, per fortuna, anche perché non avevo veramente il tempo di gestirlo se non prima di qualche mese. Però il punto non è questo. Il punto è che nel corso dell’analisi preliminare, che faccio sempre prima di fare una quotazione (e di capire se sono la persona giusta per quel lavoro o se devo indirizzare il cliente verso altri), mi sono accorto di un problema molto serio.

Il sito del cliente era online con un grave errore nella gestione del multilingue che dipendeva da un fattore che potevo solo intuire, non avendo accesso al backend del sito.

I problemi erano notevoli, sia per le persone che fruivano del sito (a volte si caricava immotivatamente in una lingua diversa dall’italiano) sia per i motori di ricerca, con un sicuro danno in termini di traffico organico.

Che dovevo fare, allora? Non ho avuto dubbi. Ho ringraziato comunque il cliente e poi, nella medesima mail, gli ho detto che avevo ragioni fondate per credere che ci fosse quel problema e glie l’ho segnalato, spiegandogli come l’ho risolto io e suggerendogli, ovviamente, di rivolgersi all’agenzia per farlo sistemare.

Perché l’ho fatto?

Per tutta una serie di motivi. Perché sono ancora convinto che esista un’etica del lavoro. Perché sono convinto che i rapporti interpersonali si basino anche su questo tipo di azioni di fiducia.

Magari il cliente mi richiamerà. Magari lavorero con l’agenzia a cui si è rivolto. Magari no.

Ma intanto ho agito secondo coscienza, ottenendo così una serie di vantaggi. Primo: il cliente mi ha ringraziato e ha evidentemente apprezzato il gesto. Secondo: visto che l’intuizione era corretta, ho fatto bella figura. Terzo: il cliente mi ha confermato che l’intuizione era corretta e così ho avuto conferma che è possibile intuire determinate cose in fase d’analisi senza accesso alle configurazioni del sistema. Il quarto vantaggio lo scrivo alla fine.

La coopetizione strategica, ovviamente, è molto più di questo ed è stata ampiamente sviluppata nella teoria dei giochi, di cui il gioco di Case (sì, voglio proprio fartici giocare!) è uno splendido esempio.

«Le api non si riuniscono in sciami per modellare i favi, ma costruiscono i favi perché sono animali naturalmente socievoli. Allo stesso modo, gli uomini, uniti in società per istinto naturale, mettono in comune la loro capacità di operare e di pensare», scrive Cicerone.

È proprio così, secondo me. Ed è l’unico modo per evitare che il sapere sia fine a se stesso.

Ed è quello che ci serve nell’era dell’apprendimento permanente di cui i lavoratori dell’informazione sono in parte protagonisti e in parte vittime.

Poi, intendiamoci, non sono naif come uno che non bara mai nemmeno quando barano gli altri.

E so che questo aneddoto – vero e verificabile – in qualche modo fa parte del mio posizionamento. È, in un certo senso, content marketing. Questo è il quarto vantaggio che ti anticipavo.

Purtroppo, anche se la coopetizione non è un concetto nuovo (il termine risale almeno ai primi del ‘900 ma, come ci dimostra la citazione da Cicerone, il concetto era già noto ben prima), è davvero difficile da attuare perché richiede un atto di fiducia reciproco, molta coerenza e forse anche un briciolo di incoscienza in alcuni casi.

[Nota: questo è il pezzo principale del terzo numero di api, la mia newsletter. Se vuoi puoi iscriverti]

HTTPS e SEO per Google nel 2017

Migrare all'HTTPS è facile
Ecco il mio sito in https, Google Chrome lo vede come “sicuro”.

Sono passati 3 anni da quando, nel mese di agosto 2014, Google annunciò che il passaggio al protocollo HTTPS sarebbe stato considerato un segnale di ranking positivo per i siti che si fossero dotati di una connessione più sicura.

Da allora è cambiato molto. Nelle ultime settimane (agosto 2017) Google ha iniziato a inviare avvisi ben precisi, spiegando che le pagine HTTP contenenti form da compilare sarebbero state segnalate come “non sicure”.

È già capitato a una pagina di questo sito.

HTTP vs HTTPS: Google segnala le pagine non sicure
Ecco come appare a un visitatore una pagina “non sicura”. Davvero poco carino

Ora, siccome non voglio che le persone che mi trovano su Google si becchino questo avviso poco rassicurante (e siccome questo è il passo definitivo per forzare tutti a passare ad HTTPS) ho deciso di fare la migrazione anch’io. Rispetto a tre anni fa le cose sono molto cambiate.

Aruba, per esempio – sì, è l’hosting di questo sito – offre il certificato SSL gratuitamente.

Il servizio SSL di Aruba

Ho fatto il primo test su un mio dominio secondario (un progetto sulle elezioni politiche che ho avviato da poco e sul quale non so ancora se e come lavorerò), prima di farlo sul mio, e ha funzionato tutto perfettamente.

Naturalmente, bisogna ricordarsi che Google “vede” i cambi di protocollo come se fossero un cambio di sito, quindi le pagine http vanno redirette verso le nuove https.

Altre soluzioni SSL gratuite

Se il tuo hosting non prevede di metterti a disposizione un certificato SSL, c’è la soluzione free offerta da Let’s Encrypt.

HTTPS e SEO per Google nel 2014

L’HTTPS come segnale di ranking per Google non è più una notizia – nel senso che nel mondo SEO è già nota, macinata e rimuginata, dopo l’annuncio di Mountain View dello scorso 6 agosto – ma vale comunque la pena di spenderci alcune osservazioni.

Perché raramente Google è stato così esplicito a proposito di uno dei suoi segnali di posizionamento. E anche se sarà soltanto, per usare una formula molto cara a tutti coloro che parlano di Google e del SEO,

soltanto uno degli oltre 200 segnali che possono incidere sulla modalità di scansione, indicizzazione e posizionamento del tuo sito

le indicazioni del motore di ricerca non lasciano spazio a dubbi.

HTTPS as a ranking signal.

La “novità” invero fa parte di una campagna a lungo termine di Google, che era iniziata a giugno (HTTPS Everywhere). Ecco tutto quel che c’è di sapere e un commento in merito.

HTTPS: che cos’è

Non sarà certo la sede per fare una lezione di “protocolli di comunicazione” (ovvero sistemi di regole per le comunicazioni fra computer), ma è bene fare chiarezza su un punto. L’HTTPS, Hypertext Transfer Protocol Secure, è un protocollo “sicuro” di comunicazione su una rete di computer. Sicuro, come vedete, è messo fra virgolette, ed è questo il punto da chiarire. Perché “sicuro” non significa affatto “inviolabile”. Anzi, anche l’HTTPS, come l’HTTP, è un protocollo che si può violare. Ma è sicuramente più sicuro del suo predecessore.

HTTPS: perché Google lo considera importante?

Perché è ritenuto più sicuro. Secondo molti, questa è anche una risposta al cosiddetto Datagate. Poi perché aiuterà il motore di ricerca a fare una selezione naturale molto pesante fra chi saprà adattarsi e chi no. Poi, chissà, anche perché può diventare un affare. Leggi tutto “HTTPS e SEO per Google nel 2017”

Webinar SEO relazionale: iscriviti

Questo è il mio primo corso SEO a distanza.
Un webinar in quattro “puntate” da un’ora l’una, dalle 14 alle 15, il 5-6-12-13 settembre 2017.

Quanto costa?
Se ti prenoti fino al 24 agosto, costa 287 euro + IVA. Poi costerà 357 euro + IVA. Le lezioni saranno fruibili anche in differita. Le slide saranno a disposizione di tutti i partecipanti. Chi partecipa “in diretta” avrà la possibilità di fare domande. Veranno assegnati compiti, facoltativi.
Il webinar si terrà con un minimo di 5 partecipanti. Per iscriverti, scrivimi subito una mail.

Di cosa si parla?
Di SEO in senso evoluto. Ti racconterò alcuni casi di studio, ti mostrerò come ho ottenuto risultati concreti, ti guiderò nella scelta di una strategia SEO efficace e integrata in una più ampia strategia di comunicazione e ti darò le basi per iniziare a lavorare in autonomia.

A chi interessa?
A tutti coloro che si occupano di contenuti sul web e vogliono essere trovati.

Che cosa ti insegno?
A capire i rudimenti della SEO, a lavorare con un occhio ai motori di ricerca e a ottenere risultati, sapendo valutare quanto tempo e quanto sforzo occorrono. A capire come ho fatto a lavorare su determinati argomenti, a conoscere il mio metodo.

Devo leggere qualcosa per iniziare?
Sarebbe meglio che ti leggessi la mia pagina sulla SEO e la guida SEO di Google.

Perché avresti qualcosa da insegnarmi?
Se vuoi puoi vedere i risultati che ho ottenuto, proprio nella mia pagina sulla SEO: puoi farti un’idea per capire se quel che so fare e ti posso spiegare ti serve o no.

Non ti sembra che costi troppo?
No. È quel che io ho pagato per farmi insegnare l’uso del Pixel di tracciamento da Jon Loomer, per esempio. E in questo corso ti mostrerò come sto lavorando, concretamente, su progetti che richiedono anche tecniche SEO.

Per esempio?
Ti farò vedere come si arriva in prima pagina su Google quando qualcuno cerca “SEO”. E come si fa per altre keyword, per altri progetti. Ti darò, insomma, un metodo che potrai applicare tutte le volte che vorrai.