11 libri che ho letto + uno che ho scritto per capire meglio (il web)

Il digitale è reale ma ha le sue regole e bisogna capirle: il web usato e capito mentre lo usi. Così, in questo periodo che ho dedicato alla mia formazione e alla formazione di terzi, mi sono immerso in una serie di letture che ora ti consiglio per capire meglio una serie di argomenti. Immagino che tu sappia che utilizzo il programma di affiliazione di Amazon come leva di monetizzazione. Questo significa che se ti piacciono i miei suggerimenti e acquisti su Amazon, a me arriva una piccola percentuale della transazione. In questa selezione troverai testi filosofici e testi pratici, in un mix che, per me, è semplicemente essenziale. È solo un punto di partenza in un periodo storico in cui si parla sempre di più di apprendimento permanente (o, se preferisci, del lifelong learning). Non c’è un percorso consigliato, ma tutti questi testi hanno contribuito a consolidare il mio percorso di formazione personale e dunque te li consiglio.

Smart: Inchiesta sulle reti. Frédéric Martel spiega, per filo e per segno, l’unico approccio possibile a internet: quello che lo considera come un ulteriore elemento della complessità della realtà. Non esiste il pubblico, esistono i pubblici. Non esiste la rete, esistono le reti. Internet a Milano non è internet a Crotone, internet in Cina non è internet negli Stati Uniti o a Stoccolma o in Brasile. Un racconto che parla di centinaia di persone e delle loro storie digitali (e reali).

Google AdWords: Come raggiungere 100 milioni di persone in 10 minuti (Hoepli informatica). A scapito del titolo, che sembra promettere un contenitore di fuffa, si tratta di un testo per me semplicemente imprescindibile. Perry Marshall e Bryan Todd che spiegano AdWords e molto altro. Oltre ad essere un testo che introduce alla gestione delle campagne per l’acquisizione di traffico qualificato (e che chiarisce tutta una serie di equivoci a proposito della SEO e delle interazioni fra SEO e AdWords). Solo un’avvertenza: l’originale è in inglese. Suggerisce cose che vanno bene per la lingua inglese. Per esempio, i testi dei brevi annunci AdWords, Sono Scritti Così, Con Tutte Le Iniziali Delle Parole Maiuscole. Ti prego, non farlo in italiano.

Ultimate Guide to Facebook Advertising: How to Access More Than a Billion Potential Customers in 10 Minutes. Di nuovo Perry Marshall, che passa da Google a Facebook. Purtroppo in italiano non è ancora stato tradotto. Di nuovo un titolo roboante. Ma qui, ancora una volta, c’è l’essenza dell’advertising spiegata nel migliore dei modi possibili. Solo che si passa dalla domanda consapevole di Google e dei motori di ricerca alla domanda latente del più grosso social network del mondo, una vera e propria piattaforma con i super poteri. Bisogna far la tara al marshall-entusiasmo, ma è un’altra lettura molto importante.

#Luminol. Tracce di realtà rivelate dai media digitali di Mafe de Baggis. Ora, qui è necessaria una piccola precisazione. Con Mafe ci lavoro. Ci siamo incontrati a distanza e, partendo da due posizioni molto diverse, abbiamo scoperto di essere arrivati, col tempo, a conclusioni simili. Insieme e con Filippo Pretolani, da febbraio 2017, facciamo Wolf, che è una newsletter molto bella alla quale, fra l’altro, secondo me potresti abbonarti, almeno per provare. Luminol è un libro imprescindibile per capire il colossale equivoco che c’è dietro gli approcci tecnottimisti o luddisti nei confronti del digitale. È una lettura densa e chiara, che spiega un pilastro fondamentale: la Rete è un magnifico strumento e non un fine. È come la stampa a caratteri mobili, come il telegrafo. La responsabilità di cosa intendiamo farci è sempre e solo nostra.

DCM – Dal giornalismo al digital content management. Questo è il mio terzo libro. I primi due erano di inchiesta (uno sulla Protezione civile, uno sulla Croce rossa). Questa volta ho condensato in un volume tredici anni di lavoro con i contenuti, digitali e non. Dentro ci trovi tutto quel che ho imparato, dal contenuto al contenitore, dalla SEO ai social, dal giornalismo al content marketing. Ci ho messo dentro amore e dedizione, che è l’unico modo con cui so fare le cose. La prefazione alla seconda edizione contiene la lettera del Public editor dell’internet ai lettori.

SEO e SEM. Guida avanzata al web marketing. Anche se la prima lettura propedeutica per capire la SEO rimane la guida SEO di Google, questo libro di Marco Maltraversi rimane un testo importante e essenziale per capire il mondo tecnico dell’ottimizzazione per i motori di ricerca. Senza dimenticarci, però, che la SEO è uno strumento relazionale, prima di tutto.

Il futuro senza lavoro. Questo è un libro che per me è stato davvero illuminante per capire che cosa ci aspetta e che cosa aspetterà alle prossime generazioni. Martin Ford è molto bravo a non avere approcci fideistici, sul tema della sostituzione robotica. Propone dati, illustra casi positivi e negativi e spiega quali sono le prospettive per il futuro. E fa capire anche che una delle competenze che servirà nel futuro prossimo (e non troppo venturo) è la capacità di progettare interfacce uomo-macchina, di scrivere algoritmi, di scrivere bot. Ci vogliono, per farlo, competenze umanistiche e tecniche che si compenetrino.

Il mondo dato. All’estero, soprattutto negli Stati Uniti, il dibattito pubblico sul ruolo del codice, dei dati, degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale è vivo e acceso. In Italia scontiamo, in questo ambito, un’arretratezza culturale e, quindi, anche civile. Così Cosimo Accoto spiega la necessità di leggere il suo testo. È per manager e business leader, è per uomini delle istituzioni e protagonisti dell’innovazione sociale, del terzo settore, è per sutdenti – anche permanenti – e curiosi. Insomma, probabilmente se stai leggendo queste righe, è per te.

Nello sciame. Visioni del digitale. Questo, in un certo senso, è un testo luddista. Sì, luddista. È un testo che ti propone tutte le storture della tecnologia, scritto meravigliosamente da Byung Chul-Han. Non puoi non leggerlo, perché c’è bisogno anche di una visione radicale per capire la necessità di essere laici rispetto alla tecnologia. Chul-Han è stato splendido protagonista dell’introduzione all’EastWest Forum 2017, che ho raccontato qui.

80/20 – Sales and Marketing: The Definitive Guide to Working Less and Making More. Anche qui, non farti ingannare dal titolo roboante (e anche qui c’è di mezzo Perry Marshall. Il fatto è che questo libro tira in ballo una legge fondamentale e mai davvero capita, sottovalutata, presa come una specie di tendenza di moda. È la legge di Pareto. Ed è un peccato che anche questo testo di Marshall non sia stato tradotto.

Strategia oceano blu. Per molti questo testo è già un classico. Per certi versi è davvero illuminante visto che, oltre ad analizzare le caratteristiche comuni di tutti coloro che sono stati capaci di innovare davvero, individua anche dei percorsi da seguire. Uno dei miei cavalli di battaglia, da quando l’ho letto, è diventato il paragone fra l’industria del circo e quella giornalistica/editoriale. funziona alla grande. È un testo imprescindibile se hai qualche velleità (auto)imprenditoriale ma anche se vuoi capire come fare a uscire dal pantano della concorrenza sterile, quella in cui tutti fanno la stessa cosa e si monitorano (un po’ come i giornali che pubblicano tutti il mostro marino dell’Indonesia perché tanto anche gli altri stanno facendo traffico).

Affiliate Marketing. Tutta la verità sull’advertising che funziona. Ammetto che quando ho trovato il capitolo 5 che si intitola “Utente”, dopo tutto lo sforzo che ho fatto per eliminare la parola utente (singolare o plurale) dalla seconda edizione del mio libro, ci sono rimasto un po’ male. A parte questo vocabolo che ricorre continuamente – e che tradisce una formazione non umanistica dell’autore – questo è il primo libro in assoluto che spiega il marketing delle affiliazioni in Italia. E dunque dovresti davvero provarlo, se ti interessa sperimentare una leva di monetizzazione sul digitale.

 

Una questione politica, non di comunicazione

«Aiutiamoli a casa loro davvero» è un problema di comunicazione o una questione politica?

Secondo Massimo Mantellini, tutto sommato,  è un problema di comunicazione. Io non sono affatto d’accordo.

L’infelice sortita di Matteo Renzi non è infelice perché avviene sul profilo Facebook del Pd (che pure viene gestito in maniera piuttosto goffa, possiamo dirlo senza problemi di sorta). Non è infelice perché estrapola una frase dal suo contesto (cosa che avviene, in effetti. Però poi, quando vai a leggere il contesto, scopri che è esattamente quel che Renzi voleva dire). Non è infelice nemmeno perché è contenuta in un libro. È infelice, se mai, perché è una questione politica in chiaro contrasto con una parte della base degli elettori del Pd. E dunque è infelice solamente per coloro che la pensano diversamente da Renzi.

In altre parole, non è la forma ad essere fallimentare, non c’è alcun “epic fail” del social manager.

È la sostanza di quel che Renzi sostiene politicamente ad essere in contrasto con quel che vorrebbe sentirsi dire una fetta di suoi elettori. È molto diverso.

Ho imparato presto a non considerare le mie esperienze personali come se fossero universali e quindi cercherò di non generalizzare troppo. Vivo evidentemente in una bolla di (centro)sinistra. Il mio news feed di Facebook, ieri, era letteralmente invaso dalla condivisione su Facebook del Partito democratico a proposito dei migranti e tutti, senza esclusioni, erano critici rispetto a quel che si è visto succedere.

Dal punto di vista della gestione social c’è materiale per farci su workshop e corsi di formazione che sostengono tutto e il suo contrario.

Il punto cruciale sta non tanto nella prima pubblicazione su Facebook.

Non è possibile che un comunicatore non sappia che scrivendo «Aiutiamoli a casa loro» susciterà quel che ha suscitato (e non basta quel «davvero» a cambiar le cose»).

Ma il comunicatore che condivide quel passo sta solo facendo il suo lavoro e lo fa perché è quel che il segretario del Pd pensa e rivendica nel suo libro. È una frase che, accoppiata a «non abbiamo il dovere morale di accoglierli» racconta una chiara visione del tema immigrazione e ammicca a posizioni che non sono quelle della base di sinistra del Pd (una minoranza, probabilmente, ma parecchio rumorosa su Facebook). Forse ammicca a elettori della Lega, del M5S, a quella corrente di rossobruni che non ha una chiara collocazione parlamentare. Qualunque sia l’elettorato a cui Renzi si rivolge, la sua è una chiara presa di posizione politica.

Quindi, condividere quel passo non è in alcun modo un errore del social media manager.

Allora andiamo a monte: è Renzi che non può non sapere cosa susciterà, con quella frase, con quel ragionamento. Anzi: Renzi sa benissimo a chi parla.

Se mai, l’errore “social”, che però è anche un errore politico, è la rimozione del post dopo che si scatenano le proteste. Quella sì che è goffa e ipocrita.

Perché rimuovere una posizione che il segretario del partito rivendica? Perché in molti sono scontenti? Scriverla su un libro, allora, che senso ha? Nel libro è meno visibile quindi va bene?

Il social manager di Salvini cavalca la cosa e porta a casa il “match”, se vuoi guardarla in termini di comunicazione politica. Il punto è che il messaggio sulla bacheca di Salvini è coerente con il personaggio, è coerente politicamente e parla al proprio target di riferimento senza alcun dubbio. Ma anche il post sulla pagina del Pd era coerente con quel che è diventato il partito. Solo, non piace a una parte del suo target.

La difesa di Renzi sul suo profilo Facebook personale è un altro scivolone, che ribalta tutte le “colpe” della bagarre addosso a quelli che, secondo il segretario del Partito democratico, non leggono.

Questo sì è un errore in termini di comunicazione e un tentativo di mettere a tacere la base di sinistra, un tentativo maldestro che ricorda tanto i «mi avete frainteso».

Qui non c’è nulla da fraintendere. Quella espressa nel libro di Renzi è la posizione di Renzi, e dunque del Pd di oggi.

È bene dirlo in maniera chiara e trasparente, cosicché l’elettore sappia quali sono le idee in termini di immigrazione e accoglienza del Partito democratico.

API – la newsletter che impollina

Uscirà una volta al mese e, idealmente, dovrebbe contenere cose che ti riguardano e ti interessano. Sarà il mio modo per mantenere il contatto con te che capiti da queste parti e sei ancora fra i miei lettori occasionali. O con te che mi conosci e però vorresti avere in maniera comoda una specie di sommario di quel che scrivo e faccio, degli eventi a cui partecipo e soprattutto di quel che posso fare per te.

Il primo numero di API è quasi pronto. Si intitolerà “Il piano B“.

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