Fuffa, manuale d’autodifesa. Capitolo 2: la fuffa non conosce autoironia

Fuffa

Se il campanello d’allarme del capitolo 1 non è scattato, si è superato un primo importante passo. Ma è anche possibile che al primo incontro, il fuffarolo di professione sappia mascherarsi bene, mantenga un basso profilo e sfugga alle vostre antenne: di solito, chi vende fuffa è addestrato e sa come fare a restare a galla.

Per individuarne le caratteristiche, bisogna essere addestrati a propria volta. Vedremo dunque una serie di caratteristiche che fanno parte integrante dell’identikit caratteriale del fuffarolo.

Il fuffarolo e la fuffarola non conoscono l’autoironia.

Se fai una battuta che li riguarda, non la capiscono, tentano di giustificarsi, pensano che tu dica sul serio e dunque vanno sulla difensiva, riportano il discorso su un piano di terribile serietà, assumono un’espressione contrita e grave come se tu avessi voglia di scherzare mentre le cose stanno diversamente ed è tutto molto più serio

Perché? È semplice: ricordati che chi ti propone fuffa mente. Lo fa sia consapevolmente sia inconsapevolmente: per difendersi deve mentire talmente tante volte che gli viene naturale. A volte non lo fa nemmeno apposta, e non è che sia una persona necessariamente cattiva. È la sua natura.

Allo steso modo, è molto difficile che qualcuno che ha a che fare con la muffa per natura sappia usare la nobile arte dell’autoironia. È un’arte fondamentale, che – per dirla in maniera popolana – ti consente di comunicare al tuo interlocutore che tu non ti senta stocazzo.

Ma anche qui: mettiti nei panni della fuffarola o del fuffarolo di turno: se non fai finta di essere stocazzo, corri il rischio che prima o poi qualcuno ti scopra nel tuo gioco a nascondino. E allora, ecco che prendersi sul serio diventa necessario.

Il fuffarolo pensa: se mi prendo sul serio io, mi prenderanno sul serio tutti. E si comporta di conseguenza. Così, fuffa fa spesso rima con arroganza, spocchia, atteggiamenti bossy e via dicendo: ne parleremo. Non è raro, comunque, che un fuffarolo che è riuscito a raggiungere una posizione di potere – anche relativo – si comporti con i propri sottoposti in modi che somigliano molto da vicino al mobbing. Il che, come puoi immaginare, non è piacevole.

Ci sono solo due casi in cui chi vende fuffa ride in maniera autentica in contesto lavorativo:
– quando fa una battuta qualcuno che il fuffarolo percepisce come “il capo”;
– quando, nervosamente, ti ride in faccia per sminuirti perché gli hai mosso un’obiezione sensata e non sa come risponderti, perché la risposta smaschererebbe il suo gioco.

Se riconosci uno o più di questi atteggiamenti, molto probabilmente nella fase 1, quella delle premesse, il tuo campanello d’allarme avrebbe dovuto suonare. Allora, forse, è meglio tornare a riesaminarle per vedere se per caso non si riconosca qualcosa che ti era sfuggito.

Nota importante: come forse avrai riscontrato anche tu nella tua esperienza di vita, esistono persone totalmente prive di autoironia e totalmente prive di senso dell’umorismo. Non è detto che siano fuffaroli: la fuffa richiede il verificarsi di molte condizioni contemporaneamente. E parte da un dato di fatto: fuffarole e fuffaroli di tutto il mondo, generalmente, o sono poco competenti o stanno prendendo in giro il cliente di turno perché tanto va così (ci sono molti clienti che amano farsi prendere in giro e sentirsi dire sempre quello che vogliono). Nel secondo caso, potrebbero anche nascondere qualche competenza specifica, ma si sono appiattiti a quel che passa il convento. Biasimarli? Sì. Ti trascinano nella spirale. Nel primo caso, sono fuffaroli puri.

Fuffa: breve corso per riconoscerla. Capitolo 1: Le premesse

Fuffa
Fuffa – Ieri, durante la formazione a Primo Piano, ho dedicato una slide – scusate per l’anglicismo, ma davvero, ormai “diapositiva” o “tavola” suonano troppo male – alla fuffa, con qualche suggerimento per riconoscerla. È importante per chiunque lavori sul web e abbia bisogno di affidarsi a competenze di terzi.

Ho citato questo post del Tagliaerbe, suggerendone la lettura. Da quel post, fra l’altro, si arriva anche al mai troppo lodato Generatore di Stronzate per la Web Economy.

Poi ho pensato che non basta una slide ci vuole almeno un corso, un prontuario, per riconoscerla. E allora cominciamo così, su qeusto spazio. Ovviamente, si comincia dalle Premesse

Capitolo 1: Riconoscere la fuffa dalle premesse


Fuffa
, probabilmente, deriva da fuffigno. Su Garzanti è definita

(fam.) insieme di cose inutili, prive di valore: in cantina c’è soltanto fuffa | insieme di sciocchezze, di ragionamenti o discorsi oziosi

Il mondo del web è, per sua natura, pieno di fuffa. Perché ci sono molti clienti che non capiscono, molte persone che devono accreditarsi, molte chiacchiere per mascherare poca competenza. È un dato di fatto e ci sono solo due modi per resistere:

– studiare e aggiornarsi, tanto, dalle fonti dirette
– farsi gli anticorpi contro la fuffa

Non si deve rischiare di cadere nel preconcetto, ovviamente. Non è che tutti quelli che lavorano nel mondo digitale siano fuffaroli. Ma si può cominciare a farsi un’idea dalle premesse.

Accendi il campanello d’allarme del tuo individuatore di fuffa se chi ti sta davanti:

– ti fa la lezioncina come se tu non sapessi di cosa stia parlando, senza chiederti cosa sai (o magari senza nemmeno aver fatto lo sforzo di scoprirlo cercandoti su Google)
– si pone in una posizione di superiorità come se il suo lavoro fosse d’ispirazione divina
– ti fa credere che le sue capacità siano magiche
– fa promesse roboanti
– propone concetti triti e ritriti, diventati quasi falsi miti
– si nasconde dietro concetti fumosi
– dice cose a caso che però sono generali, non riguardano il tuo caso specifico
– usa anglicismi sparsi, senza motivo
– non risponde a domande dirette e precise in maniera diretta e precisa
– usa le parole “sempre”, “mai”
– ti asseconda
– usa i numeri e i dati in maniera disinvolta, mai precisa e verificabile
– afferma di sapere, conoscere, aver letto, visto, sentito, qualsiasi cosa tu citi
– dice tutto quel che ci si aspetterebbe che dicesse per non dispiacere nessuno
– quando provi a riassumere quel che ti ha detto non resta niente che non avresti trovato in autonomia con pochi click
– millanta grandi amicizie e conoscenze altolocate con chiunque
– ti fa credere che è di quelli bravi, e che tutto sommato tutti siano bravi
– inizia sempre le frasi con “io”. Ma non per raccontare la parzialità della sua esperienza: lo fa per autoaffermarsi

Questo è un breviario, che potrà essere aggiornato di volta in volta, utile per cominciare a preoccuparsi.