Mappe, lezioni e curriculum

Alberto Puliafito - mappa primo livello

Non ho mai fatto veramente ordine nella quantità di contenuti che ho prodotto da solo, con iK Produzioni, con vari amici, colleghi e collaboratori e/o per conto terzi.

Così, visto che da un po’ di tempo a questa parte uso le mappe mentali per progettare lavori (miei e di terzi) ho pensato di fare ordine con una mappa personale, che in qualche modo rappresenta anche una specie di curriculum vitae.

A parte i lavoretti del cazzo (che penso abbiano fatto più o meno tutti), c’è un’evidenza. L’evidenza è che mi occupo di contenuti da quando ho iniziato a lavorare (cioè, nel 1996 con Zai.net).

Mappa di me

Il secondo e il terzo livello della mappa (si ingrandisce, se proprio vuoi) sono pieni di titoli di quei contenuti. Programmi televisivi, videoclip, reportage, documentari, siti, libri. Il tutto con un passato da ingegnere biomedico mancato che effettivamente non trova spazio nella mappa (ma che, come mi fa notare Virginia, è in me e quindi è anche nella mappa, anche se non c’è scritto nulla che riguarda quel mondo lì).

È un curriculum mentale da personalità multipla? O è quello che sono? In un ambito di riferimento completamente diverso da quelli in cui mi muovo di consueto – era la prima volta che mi capitava – è stato molto apprezzato il fatto che parlassi disinvoltamente di SEO con un passato da regista di Cortesie per gli ospiti.

Forse ti farà sorridere, ma secondo me le due cose sono strettamente correlate. E l’elemento di correlazione si chiama verticalità, mai troppo elogiata.

Imbuto della collaborazione
L’imbuto della collaborazione

Nel fare ordine e nel cercare di capire cosa diavolo farò da grande. Allargare gli ambiti della propria conoscenza è come cercare – forse disperatamente, chi sa. Magari da un punto di vista psicologico inconscio l’impulso a conoscere è equivalente a quello riproduttivo. Cioè: cerchiamo di renderci immortali – di ampliare la superficie superiore dell’imbuto delle possibilità.

Questo imbuto però si stringe, nel primo dei due tronchi di cono che lo formano (sì, lo so, nell’immagine sembrano un tronco di cono e un cilindro, ma ci siamo capiti). E si stringe irrimediabilmente per arrivare alla sua seconda base che è delimitata da un fattore sul quale, purtroppo, non c’è alcun tipo di controllo: il tempo – al limite si può lavorare per ottimizzazione, ma ci siamo capiti.

C’è un modo per ingannare il tempo e allargare il secondo tronco di cono, quello che sembra un cilindro. Il modo è affidarsi alle persone. Alle proprie relazioni, insomma.

Per farlo bisogna far tesoro delle lezioni che si imparano, non dare mai nulla per scontato e seguire il caro vecchio metodo del chi si somiglia si piglia. Che però fa il paio con gli opposti si attraggono.

Per esempio, in tema di lezioni che andrebbero insegnate anche sul lavoro – non solo nella vita di tutti i giorni – ho imparato, in tutti questi anni (e in particolare negli ultimi quattro), a non prendere più nulla sul personale; ho imparato a non farmi idee preconcette su quel che potrebbero pensare le persone di me (il che ha avuto come contraltare che sono diventato ancor più diretto e in modalità caterpillar); ho imparato a non perdere tempo in conversazioni inutili – non è vero: sto imparando a limitare quel tempo, è impossibile non perderlo –, a cercare di non intasare le mie conversazioni, che sono uno strumento di lavoro, con rumore di fondo. Ho imparato a ridurre progressivamente l’ego, ma a mettere l’io in qualunque cosa io faccia. Ho imparato che devo imparare a scegliere bene colleghi e clienti.

C’è un’ultima lezione che ho imparato, e l’ho imparata grazie al fatto che, ad un certo punto, ho smesso di guardarmi da dentro e ho cominciato a guardarmi anche da fuori. Ho smesso di pensare ai contenuti che producevo come fini a se stessi e al soddisfacimento del mio – passami il termine – bisogno creativo. E mi sono reso conto che tutto quel che avevo fatto fino a quel momento aveva a che fare con due soli elementi.

contenuti e le persone.

Sono alla base del mio modo di vedere il giornalismo come servizio. Sono alla base di tutta la mia strategia SEO, di tutto quel che faccio, di tutto quel che produco e sono alla base anche del modo in cui vivo. Non me ne ero mai accorto sul serio, ma da qualche tempo a questa parte l’ho capito. È la lezione più bella che io potessi imparare, e l’ho imparata grazie ai numeri e alle conoscenze da ingegnere biomedico mancato. I pezzi si mettono insieme quando il tempo passa, quando si subiscono lutti, quando ci sono discontinuità che ti aiutano a capire che hai sempre fatto la stessa cosa, un po’ come quei registi che girano sempre lo stesso film.

Il bello è non stancarsi di farla.