Lo stadio di Facebook

Facebook Sport Stadium

Facebook Sport Stadium è la dimostrazione – ulteriore – che Facebook sta costruendo il suo campo da gioco. Lo sta facendo lavorando ai fianchi il mondo online con le acquisizioni, con una guardia sempre più stretta fatta di cambi di algoritmo del news feed ma con una serie di montanti sferrati agli avversari.

Facebook Sport Stadium, dedicato al commento dello sport e annunciato il 20 gennaio, è un colpo a Twitter e, in qualche modo, anche a Google.

In poche parole, coerentemente con il progetto che ha visto la compagnia sperimentare anche una serie di news feed tematici – tipo tag, che pulirebbero il news feed e tutto sommato sarebbero una benedizione dal punto di vista dell’utente –, Facebook ha creato un luogo dedicato al “second screen” di eventi sportivi. Cioè al commento in diretta. Se ci pensiamo bene, era uno dei pochi cavalli di battaglia rimasti a Twitter.

A Palo Alto testeranno la cosa da questo fine settimana per iPhone, in occasione dei playoff dell’NFL. Poi l’esperimento si estenderà ad altri sport. Risultati in diretta offerti direttamente da Facebook e poi anche:
– post dei nostri “amici” e i loro commenti sulle partite
– post e commenti da parte di esperti, squadre, leghe, giornalisti, con accessi semplificati alle loro pagine
– punteggio in diretta, appunto, così come statistiche e il punto dopo punto in tempo reale
– informazioni sulla partita, come per esempio “come vederla in tv”.

Il duro colpo però non è solo a Twitter. Né al solo Google.

Quest’ultimo, già da tempo, con una versione del suo knowledge graph, ha imposto in cima alle “serp” sportive la propria legge.

Google risultati Serie A

Già questa scelta fatta a Mountain View ha ridotto, giocoforza, il traffico di chi segue gli eventi sportivi live cercando su Google (anche se molti utenti scrollano e passano oltre cercando i loro siti preferiti o siti di informazione in genere che stiano facendo il liveblog del match, comunque rendendo sensata la scelta di continuare a fare anche Seo sul tema); intanto, l’avvento del second screen su Twitter, aveva ridotto drasticamente i commenti degli utenti sui siti (perché commentare su un sito, se posso farlo in un mio “posto”, dove “io sono il brand”?).

Insomma: il montante è anche per gli editori. Funzionerà? Non è detto ma può essere, in virtù anche dell’enorme massa critica su cui il social può contare.

Altro motivo per sfruttarlo laddove possibile ma anche per continuare a costruirsi una propria nicchia di “utenti fedeli” prima che non ci si possa mai più uscire e per costruirsi il proprio, di campo da gioco.

Non sarà grosso quanto lo stadio di Facebook, ma magari può essere sostenibile. Comunque, potendo, meglio avere uno stadio di proprietà, anche se poi usi Facebook, Google e altri strumenti per pubblicizzarlo o costruirne l’identità “social” o per portarci gli spettatori. Con lo stadio di proprietà si mantiene il controllo.

Modelli di giornalismo online: il Corriere della Sera

Modelli giornalismo italiano

Modelli di giornalismo online – In Italia c’è un gran bisogno di parlarne, quindi è un bene che Pier Luca abbia pubblicato questo documento dal Corriere della Sera. Non entrerò nel merito del metered paywall (anche se ho molti dubbi sulla sua possibilità di funzionare sul serio da zero per un generalista) e nemmeno sulle criticità che intravedo nel modello e nella sua implementazione, perché non è il momento di fare quello della pars destruens.

Quel che mi interessa, anzi, che mi rende addirittura molto contento è vedere, messe nero su bianco dal direttore di un giornale “storico”, queste argomentazioni:

«Di fronte all’arrivo di notizie nuove, fatto salvo il caso di esclusive portate dalla redazione [per le quali è necessario un coordinamento con l’ufficio centrale], si potrà procedere così: un primo lancio, molto breve ma già ottimizzato dal punto di vista del Seo e dello sharing social, potrà essere scritto dal desk online».

«[…] la redazione integrata competente, che si occuperà di curare un servizio più approfondito. Le stesse redazioni contribuiranno, lungo la giornata, a coordinarsi con l’ufficio centrale per segnalare notizie, proporre approfondimenti, aggiornare e curare i pezzi online, suggerendo al desk [che cura la titolazione in home page] eventuali cambiamenti di titolazione conseguenti al mutamento delle notizie».

«Sui fatti in evoluzione, che richiedono una copertura più lunga dei turni, si può immaginare anche un passaggio di testimone sullo stesso pezzo».

Ecco, fatte le debite proporzioni, c’è un’intera redazione, in Blogo, che può gioirne.

Perché questo è il modello che abbiamo implementato da tre anni e mezzo a questa parte.

Anzi, dovrei dire più correttamente: che stiamo implementando. Perché diciamocelo: un conto è immaginare, un conto è mettere “su carta”, un conto è realizzare: queste cose richiedono tempo, richiedono di raffinarsi e di evolversi mentre si implementano. È bello, però, che mentre ci chiediamo se siamo pronti per il giornalismo del futuro, una testata giornalistica con una tradizione cartacea sia in grado di partorire, anche in Italia, un modello che è quello di una testata digitale.

Che parli di Seo, social, aggiornamenti, passaggi di consegna sui pezzi.

Poi c’è questa parte, molto interessante, sulla necessità di creare valore e di recuperare un rapporto con i lettori.

«Al posto di dare la caccia a numeri esorbitanti di pagine viste – il cui valore, anche pubblicitario, è però ormai risicatissimo e a rischio – il nostro obiettivo sarà quello di avere, anche in Rete, un rapporto intenso con i nostri lettori, offrendo loro contenuti per i quali valga la pena anche di pagare».

Vi ricordate quando scrivevo che il 2016 sarà l’anno dei lettori? Ecco.

Spero che in questa sua trasformazione il Corriere abbia successo, ce n’è davvero molto bisogno: se avrà successo, farà del bene a tutti.

I lettori nell’editoriale di Molinari

editoriale Molinari

L’editoriale di Maurizio Molinari, nuovo direttore de La Stampa, appre prima sul web in video e poi sul cartaceo, perché ieri i cartacei non uscivano.

Non entro nel merito dei contenuti, diciamo così, “politici”, anche se rilevo che i temi cambiamento-sicurezza-opportunità-rischi scivolano agevolmente su altre questioni che mi piacerebbe vedere al centro del dibattito giornalistico.

Ma faccio notare il finale. Nel finale, Molinari parla di lettori protagonisti, insieme ai “redattori”. Per me il 2016 deve essere l’anno dei lettori. Il fatto che possa esserlo anche per altri – speriamo non solo a parole – mi sembra comunque un buon segnale.