Perché è una buona idea non abbassare la qualità di un prodotto editoriale?

Perché è una buona idea non abbassare la qualità di un prodotto editoriale?

Perché l’editoria è un servizio al lettore.
Perché persino Facebook e Google dicono di voler premiare contenuti di qualità.
Perché se abbassi la qualità, non troverai più nessuno disposto a pagare per i tuoi contenuti.
Perché… [Inserire risposte a piacere]

Tv Talk, 30 maggio 2015: un bilancio sulla stagione tv

Ci vediamo in tv. Non è che a me piaccia molto andarci, in tv, perché ho sempre la sensazione che non ci sia mai il tempo di dire quel che c’è da dire.

Però Tv Talk è un programma dove si va perché si possono dire quelle due-tre cose sulla tv che magari vede qualcuno in più oltre a quelle che già dice la preziosa e puntuale redazione di TvBlog.

Quindi, insomma, sarò ospite loro nella puntata di sabato 30 maggio, ore 9, Rai3.

Sarò in ottima compagnia, al punto che, come al solito, mi sento quasi un intruso. Ecco gli altri ospiti: Aldo Vitali, Alessandra Comazzi, Piero Degli Antoni, Stefano Balassone, Giorgio Simonelli

Ritorno all’Università

27 maggio 2015 – Ho sostenuto l’ultimo esame all’Università nel 2003, il 18 dicembre. O meglio, il penultimo. L’ultimo, in realtà, l’ho superato oggi.

Nel 2014 ho deciso che avrei finito l’Università. Avevo frequentato Ingegneria Biomedica a Genova, prima di farmi travolgere dal mondo del lavoro che volevo fare allora: la televisione (l’ho fatta e la faccio, con iK Produzioni e non solo). E poi forse il cinema (ma quello non si è ancora concretizzato), e ancora: il giornalismo (che invece si è concretizzato eccome con Blogo e non solo). Insomma, a pensarci bene, tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione.

Cosa c’entri tutto questo con Ingegneria Biomedica è una storia troppo lunga da spiegare. Quel che posso dire è che oggi, 18 anni dopo la mia iscrizione a quel corso di Laurea che mi portava a vivere da solo, 4481 giorni dopo il penultimo esame, penso, come allora, che c’entri e sia perfettamente coerente con tutti i miei interessi e le mie passioni.

Mi mancavano sei esami, per finire, quando ho mollato per trasferirmi a Roma e cominciare un’altra vita. Ma insomma, rimaneva questo nodo sospeso e dopo undici anni ho fatto in modo di iniziare a scioglierlo. Anche perché lo dovevo a me stesso e a una persona che non c’è più. È una questione di finire percorsi, tutto sommato. Di rimettersi in gioco. Di rimettere a posto le tracce lasciate in giro.

Così ho pensato di scrivere qualche riga in merito, più per appunti personali e per lasciare una traccia per chi dovesse pensare di fare la stessa cosa che altro.

Come già per le avventure del border collie di famiglia, Lucky, e il ricongiungimento della carriera giornalistica, questa pagina sarà un diario aggiornato asincronamente.

Per la cronaca, oggi ho sostenuto Economia ed Organizzazione Aziendale. Risalire le scale che portano a Villa Bonino passando da sotto, rivedere quei posti (qualche ingresso chiuso, qualche lavoro in corso, padiglioni nuovi, volti diversi ma con le stesse espressioni) è roba da amarcord. Col senno di poi uno potrebbe pensare: avrei dovuto finire prima. Ma mi sarei perso tante cose che invece ho vissuto. Forse l’università bisognerebbe farla dopo un po’ di esperienze, chissà. Certo è che tanti anni dopo, un esame si affronta con un altro spirito – anche se la tensione, quella piacevole, c’è eccome.

Mi restano, in ordine sparso, Biochimica, Comunicazioni elettriche, Meccanica dei Fluidi, Scienza delle costruzioni e Progettazione e produzione multimediale.

Ricongiungimento della carriera universitaria

Dimenticatevi tutte quelle leggende a proposito di esborsi inenarrabili e del pagamento di tutti gli anni arretrati. Non è così. Dipende da facoltà a facoltà. Nel mio caso, ho dovuto pagare, un’unica tassa di 500 euro e poi le tasse universitarie dell’anno, una volta che la mia pratica è stata accettata. L’unico “rischio” corso è una quota di 100 euro (diritti di segreteria per la pratica, che però, una volta approvata, vengono considerati come acconto delle tasse).

Per inoltrare la domanda ho semplicemente seguito le indicazioni della segreteria. Al primo consiglio di facoltà utile, è stata approvata.

Dal punto di vista didattico ho trovato un appoggio puntuale da parte della segreteria didattica, che mi ha aiutato a prendere contatto con i docenti, con i quali – secondo le specifiche di ciascun esame – concordo via via programma e modalità per sostenere l’esame stesso.

Vivere connesso, studiare disconnesso

Per lavoro, per Blogo soprattutto, io vivo connesso.
È una situazione che a lungo andare è logorante e per preservare la vita sociale, quella sentimentale ma anche gli spazi personali sto imparando – forzatamente – a prendere dei momenti di “stacco”.

Ebbene, lo studio è diventato uno di questi momenti.

Realisticamente, non riesco a studiare in media più di una o due ore al giorno al massimo, per far fronte anche agli altri impegni di lavoro e di famiglia. Lo devo fare in momenti di bassa attività altrui – la notte è un’ottima cosa, per esempio anche se non ho più il fisico – e devo disconnettere qualsiasi strumentazione in mio possesso. Anche se la cosa diventa piuttosto scomoda perché internet è una risorsa perfetta per approfondire. Ma è anche la più clamorosa fonte di perdite di tempo che si conosca, soprattutto quando si gestisce una redazione diffusa attraverso software di messaggeria istantanea, quando lo strumento di lavoro primario è la mail, quando si lavora con le all news e con il tempo reale.

Ebbene, per studiare devo stare disconnesso ed è una sensazione positiva, di recupero dell’intimità con se stessi.

Quelle rare volte che, invece di studiare la notte, riesco ad andare di giorno in biblioteca – in mezzo a studenti ben più giovani del sottoscritto che mi guardano come una specie di alieni – e a godermi quella piacevole dimensione ovattata che non ricordavo più. Piacevole al punto che a volte, da bravo free lance senza una postazione fissa, mi fermo a lavorarci, anche, in biblioteca.

WMF 2015: giornalismo e SEO, il mio intervento del 19 giugno

WMF 2015 – Il 19 giugno farò, con grande piacere, un intervento al Web Marketing Festival 2015.

Si parlerà di temi che i lettori di queste paginette personali conoscono bene. Il titolo dell’incontro sarà
Editoria e SEO: i passi importanti per un giornalismo di successo.

E il sottotitolo non poteva che contenere una citazione cinematografica:

Come ho imparato ad amare la SEO e vivere felice: una storia tra giornalismo ed editoria (senza tralasciare i social network).

Dal click baiting alla pianificazione, dalle notizie-keyword all’uso di tutte le possibili fonti di traffico per massimizzare gli accessi garantendo una piacevole esperienza all’utente, cercherò di condensare nei 40 minuti previsti (meno, perché ci si augura sempre che alla fine ci siano tantissime domande) tematiche che mi stanno molto a cuore da tempo e che meritano approfondimento e confronti.

Il programma del Festival è di quelli che ti mettono ansia da prestazione. Ed è un vero piacere aver avuto uno scambio proficuo con Giorgio Tave per portare al Festival anche un po’ di giornalismo, raccontando lo stretto rapporto fra il giornalismo e la SEO, la sindrome di negazione di cui si soffre sul tema (in particolre nel nostro paese, ma non solo) e altre amenità, su morti annunciate troppo in fretta e sulla necessità di dare al giornalismo solide basi sui motori di ricerca e sui social network.

Google Phantom 2 The Quality Update

Google Phantom 2 – The Quality Update – Ci sarebbe stato un importante aggiornamento nell’algoritmo di Google, intorno al 3 maggio 2015.
Talmente importante da essere inserito anche nella Google Algorithm Change History di MOZ.

Il primo a scriverne è stato, l’11 maggio, Glenn Gabe, cui si deve anche il nome Phantom 2 (e anche l’analisi e il battesimo del primo Phantom, nel 2013). In italiano, ne parla – attingendo dall’analisi di Gabe – il Tagliablog.

Search Engine Land ha pubblicato la conferma da parte di Google dell’avvenuto aggiornamento.

Dettagli ufficiali, però, non ce ne sono. Si tratterebbe, comunque, di un aggiornamento che non ha fatto distinzioni fra i siti ottimizzati o meno per il mobile.

Secondo le analisi fin qui pubblicate, l’aggiornamento sarebbe l’ennesimo tentativo da parte di Google di premiare la qualità. O perlomeno di penalizzare chi, di qualità – qualunque cosa significhi –, non ne offre.

Sommariamente, le analisi a questo aggiornamento suggeriscono, per contrastare eventuali perdite di traffico organico, queste linee guida:
– no al click baiting
– no agli articoli troppo corti
– no ai link innaturali in uscita (leggasi anche: usare il nofollow, se e quando serve Google offre una guida in merito)
– no a brutte esperienze utente
– no all’ossessione per le guide (gli how to)
– sì a tutto il resto (non proprio tutto, eh. Cioè, sì ad articoli approfonditi, link naturali, buona esperienza utente, contenuti originali e via dicendo: le solite buone pratiche. Niente di nuovo, a pensarci bene)

Che poi questo abbia un effetto sensibile o meno, lo si vedrà nei mesi a venire, come al solito, e come al solito emergeranno o permarranno anche siti, nelle SERP, che faranno chiedere a tutti: ma allora, la qualità? E allo stesso modo, ci saranno altri che avranno adottato per filo e per segno tutte le buone pratiche senza vedere cambiamenti sensibili (sul tema, bellissimo pezzo di Rand Fishkin sulla frustrazione del SEO e altre amenità).

Vero. Verissimo. Però, nel frattempo, ancora una volta, l’aggiornamento di Google invita a imboccare una strada che sarebbe logico seguire, senza aspettare badanti. Perché è la strada dell’attenzione all’esperienza utente.

Google Phantom 2 - The Quality Update

Incontriamoci al Salone del Libro

Tre incontri al Salone del Libro.
Due “seri”, uno per il gozzoviglio e le chiacchiere.

Quelli seri:
– sabato 16, ore 20, Io non clicco. Ispirato a questo post. Parlerò di futuro del giornalismo fra gattini, video commoventi e incredibili, shock e altre amenità, insieme a Davide Mazzocco, autore, fra l’altro, di Giornalismo online.
– domenica 17, ore 17, si parla di Slow Journalism. E quindi, per esempio, di Monocle, Delayed Gratification, Slow News e altre cose “lente” e belle da leggere.

Quello di gozzoviglio:
– sabato 16, dalle 19.30, ai Bagni Municipali, Slow News offre da bere. I posti sono limitati, affrettatevi. Si beve e si mangia insieme (io alle 20 sarò al Lingotto per l’evento di cui sopra, ma poi torno, e ci saranno comunque i compagni di merende di Slow News da conoscere)

Citizen Journalism e altre storie

Oggi ho tenuto come relatore, presso Primopiano, un corso valido per la formazione dell’Odg. Sono contento di com’è andata, visto che da un certo punto in poi la giornata si è trasformata in conversazione e scambio. Se spero che la sensazione positiva non sia solo mia.

Fra le questioni citate oggi, ecco una selezione di link per approfondire, a beneficio di chi c’era e anche di chi non c’era:

Una definizione di citizen journalism, di Jay Rosen (2008)
La polemica infinita blogger vs giornalisti? Finita, nel 2005, parola sempre di Jay Rosen.
E per quanto riguarda la deontologia, se i blogger non avessero etica, i blog sarebbero “falliti” (non si intenda in senso economico, ndr), di Jay rosen (2008)
Le dieci più importanti idee del 2004, di Dave Pollard (e indovinate? Si parla di blog, fra le altre cose)
Una brutta storia dal progetto di citizen journalism di CNN, in un pezzo di Percy Lipinski
Un elenco di progetti di citizen journalism

Il Cdr del Corriere contro l’operazione YouReporter, in un comunicato pubblicato da Primaonline
I risultati dell’operazione Rcs-YouReporter analizzati su Datamediahub
Quanti click sono un flop?, sempre Datamediahub

Il nuovo giornalista? «È una information start up», slide di Robin Good per Dig.it.

Da stampare e leggere con calma: Post Industrial Journalism: adapting to the present

I Millennials e le notizia, ricerca dell’American Press Institute per sfatare un po’ di falsi miti.

Altri link per approfondire, in calce e nel corpo di questo pezzo dal titolo Il giornalismo non è morto. Ma cerca di suicidarsi online.

Naturalmente, se qualcuno dei partecipanti al corso dovesse passare da queste parti e avesse piacere di lasciare fra i commenti un parere o qualche spunto di riflessione per proseguire in maniera proficua la conversazione. Questo spazio è aperto a tutti.

Giornalismo e No Expo

no expo

TgCom 24 intervista un ragazzo a Milano. Lui faruglia cose con in mezzo “minchia”, “coglione”, “bordello”, “spaccare tutto” e cose del genere. Il video diventa, come si suol dire, virale.
Repubblica.it il giorno dopo intervista il ragazzo che diceva che è bello spaccare tutto e lui si scusa, dice che è stato un coglione e ha usato un linguaggio sbagliato per esprimere un’emozione.
Corriere.it il giorno dopo intervista il padre del ragazzo che diceva che è bello spaccare tutto e il padre dice che si vergogna, sua moglie non esce di casa e in più lui è a favore dell’Expo perché è un’opportunità di lavoro.

Ora. Sbaglierò ma – indipendentemente da come la si pensi sull’Expo. La mia opinione, se ci tenete a conoscerla, è qui – anche in questo frangente il giornalismo mostra chiaramente di avere il fiato corto.

Con tutto il rispetto per questa storia, per chi la racconta, per chi la ritiene interessante, io, che a Milano il 1° maggio non c’ero, vorrei sapere altro. Vorrei avere una stima dei partecipanti alle azioni di violenza contro le cose (non ritengo credibile la stima offerta dal Corriere di 1000, addirittura 1500 persone). Vorrei avere dati precisi: quante macchine, quanti negozi, quanti danni? Vorrei non leggere o sentire parole roboanti e prive di un vero significato tipo “furia”, guerriglia” e “devastazione”, ma vorrei, piuttosto, una descrizione precisa e dettagliata di quel che è successo. Vorrei leggere analisi su quel che è accaduto – la più convincente, per il momento, l’ho trovata l’ho trovata in Luca Fazio, sul Manifesto. Vorrei conoscere la composizione del cosiddetto “blocco nero”, leggere qualche giornalista che abbia contatti credibili e attendibili a proposito delle modalità di organizzazione di questa forma di protesta e che ne offra una spiegazione non speculativa. Sapere quale fosse la composizione del resto del corteo. Conoscere le origini e le ragioni dei No Expo.

Di sapere cosa pensa un ragazzo che stava lì e quanto si vergogni la sua famiglia, francamente, non me ne frega nulla (umanamente, la serie di interviste mi provoca enorme scoramento, ma non c’entra).

Perché altrimenti vale tutto. Intervistiamo una signora che passava di lì. Intervistiamo uno che ha visto la diretta su Periscope. Intervistiamo me che non c’ero ma ho una splendida opinione pontificante.

Davvero ai lettori (utenti) può fregare qualcosa di tutto questo? Non saprei. So solo che la domanda e l’offerta, mai come nel giornalismo, si influenzano vicendevolmente. E l’offerta, da anni, è talmente scadente e si inserisce in un substrato talmente in degrado che si fa fatica a essere ottimisti.

[Sullo stato del giornalismo in Italia, suggerisco questa lettura, appena scoperta grazie a Facebook. Il tema e di natura completamente diversa, ma ci fa sentire meno soli.
McDonald’s, i gastro-fighetti, il giornalismo che non c’è, di Niccolò Vecchia]